martes, 5 de febrero de 2013


La Madre di Dio nelle Liturgie Orientali

Introduzione

Il senso mistagogico / catechetico della liturgia viene sottolineato fortemente nelle liturgie dell'Oriente cristiano: la liturgia è un maestro nella fede dei fedeli, essa è possiamo dire impregnata di elementi che istruiscono i fedeli nelle verità della fede; per questo le liturgie cristiane appartengono alla Chiesa, che la custodisce come patrimonio intangibile. Questa dimensione mistagogico catecheti­ca la troviamo nei testi liturgici -sia quelli biblici che quelli eucologici-, nello stesso svolgimento delle celebra­zioni, nel ciclo liturgico ù, nell'iconografia, nell'architettura.

Questa dimensione mistagogica la raccoglie in modo speciale l’anno liturgico che, a partire della Pasqua come il suo centro fa una mistagogia sul mistero di Dio Trinità, sulla cristologia, sulla soteriologia, sulla mariologia. Non cerchiamo, però, una sistemazione in questo sviluppo teologico del ciclo liturgico; piuttosto si tratta di un progressivo entrare nella comprensione e nella contemplazione del mistero di Dio: il misterioso amore del Dio eterno che si è manifestato per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo nella creazione, nella redenzione, nella Chiesa. Lungo il ciclo liturgico di qualsiasi Chiesa cristiana troviamo diverse feste e diversi gradi nelle feste; tutte, inoltre, sottolineano qualche aspetto teologico, tutte sono a modo suo una mistagogia per i fedeli, tutte sono anche feste "teologiche": Pasqua e la Dormizione di Maria sottolineano l'aspetto della risurrezione e della glorificazione; Natale e l'Annunciazione esplicitano l'aspetto teandrico dell'Incarnazione, Epifania e Pentecoste sono delle feste trinitarie.
L=amore e la venerazione per la Madre di Dio è l=anima della pietà delle Chiese cristiane, specialmente quelle di Oriente, ma anche nell=Occidente, è il cuore che vivifica la vita della comunità cristiana. L=Oriente cristiano, fin dall=inizio, ha contemplato la Vergine sempre inscindibilmente inserita nel mistero del Verbo incarnato. Le Chiese di Oriente, rivolgendosi alla Madre di Dio, sanno di rivolgersi insieme a Gesù Cristo, così anche come lo vediamo nell=iconografia orientale -ed in quella occidentale almeno fino al XII sec.- che la Madre è sempre accanto al Figlio: come Madre della tenerezza che mostra Colui che ci fa presente la tenerezza di Dio stesso; oppure come Regina che ci porta al Re; o ancora come Interceditrice presso il suo Figlio.

Tradizione liturgica bizantina.
Bibliografia.
Arranz, M., Les "fêtes théologiques" du calendrier byzantin, in in XXV Sémaine d'etudes liturgiques, Paris 1978, BEL Subsidia 16, Roma 1979, pp. 29-56 ; Braniste, E., Le culte byzantin comme expression de la foi orthodoxe, in in in XXV Sémaine d'etudes liturgiques, Paris 1978, BEL Subsidia 16, Roma 1979, pp. 75-88 ; Corbon, J., L'année liturgique byzantine, in Proche‑Orient Chrétien 38 (1988) 18‑30 ; Dalmais, I-H., Le temps de préparation a Noël dans les liturgies syrienne et bizantine, in La Maison Dieu 59 (1959) 25-36 ; Donadeo, M. L'anno liturgico bizantino. Morcelliana, Brescia 1991; Federici, T., Ressuscitò Cristo, Eparchia di Piana degli Albanesi, Palermo 1996; Hänggi, A.-Pahl, I., Prex Eucharistica. Textus e variis liturgiis antiquioribus selecti. Éditions Universitaires, Fribourg 1968, pp. 223-263; Kniazeff, A., La Theotokos dans les offices bizantins du temps pascal, in Irénikon 34 (1961) 21-44; Mercier, B.-Ch., La Liturgie de Saint Jacques, Patrologia Orientalis 26 (1946) 115-256 ; Mateos, J., La célebration de la parole dans le rite bizantin, OCA 191, Roma 1971; Nin, M., Il Kerigma della Risurrezione nella liturgia delle chiese Bizantine: Il Pentikostarion, in Ecclesia Orans 17 (2000) 445‑459; Raquez, O., La préparation à la fête du Noël dans la liturgie bizantine, in Assemblées du Seigneur 8, pp. 7-19 ; Id., Les saintes Théophanies dans le rite bizantin, in Assemblées du Seigneur 13, pp. 7-18 ; Id., La liturgie bizantine de Carême, in Assemblées du Seigneur 21, pp. 23-34 ; Schmemann, A.,- Clement, O., Le Mystère Pascal. Commentaires liturgiques. Spiritualité Orientale 16, Bellefontaine 1975 ; Spaskij, Th., La Pâque du Noël: Étude sur l'avant-fête du Noël dans le rite bizantin, in Irénikon 30 (1957) 289-306 ; Suor Maria (Monastero Uspenskij, Roma), Preghiere nelle grandi feste bizantine, Morcelliana, Brescia 1980; Id., (Monastero Uspenskij, Roma), Preghiere Bizanti­ne alla Madre di Dio. Morcellia­na, Brescia 1980; Id., (Monastero Uspenskij, Roma), Preghiere dell'O­riente Bizantino. Morcellia­na, Brescia 1980 ; Toniolo, E., L'inno Akathistos alla Madre di Dio, in Ephemerides Mariologicae 44 (1994) 313-353; Theodorou, E., Le Christ dans le cicle des fêtes de l'Eglise orthodoxe, in in XXVII Sémaine d'etudes liturgiques, Paris 1980, BEL Subsidia 20, Roma 1981, pp. 245-260 ; Velkovska, E., Anno liturgico in Oriente, in Scienza Liturgica V, Piemme, Casale Monferrato 1998, pp. 191-210.

Le diverse Chiese cristiane che rimasero fedeli alla dottrina cristologica del concilio di Calcedonia (451), pian piano entrarono sotto l'influsso liturgico della sede di Costantinopoli, e diventarono quelle Chiese che verranno chiamate semplicemente “bizantine”. La parola "bizantina" è un termine assai stretto, applicato ad una serie di Chiese oggi sparse per tutto il mondo, che accettano i sette primi concili ecumenici e celebrano un tipo comune di liturgia.
La storia dello sviluppo della liturgia bizantina va legata alla stessa storia di Bizanzio nei suoi principali momenti: I secoli di formazione e sviluppo imperiale e liturgico, IV-VI secolo; il periodo pre iconoclasta, VI-VII secolo; .la crisi iconoclasta, VIII-IX secolo; periodo post iconoclasta X-XII secolo; caduta di Costantinopoli nelle mani dei crociati nel 1204, e dominio latino 1204-1261; caduta di Costantinopoli nel 1453.

La Madre di Dio nell’anno liturgico bizantino.
L'anno liturgico bizantino è diviso in un ciclo fisso di feste, in un ciclo mobile, quello pasquale, e in un ciclo settimanale, quello dell'oktoichos, degli otto toni; ci sono nel ciclo fisso e nel ciclo mobile le 12 grandi feste, sette del Signore: Esaltazione della Santa Croce (14 settembre), Natale (25 dicembre), Epifania (6 gennaio), Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Trasfigurazione (6 agosto) e cinque della Madre di Dio: Natività della Madre di Dio (8 settembre), Ingresso nel Tempio (21 novembre), Incontro (2 febbraio), Annunciazione (25 marzo), Dormizione (15 agosto).
Il ciclo liturgico bizantino è fortemente segnato dall’aspetto cristologico. L'istituzione delle feste nel calendario bizantino non avviene per caso; essa si sviluppa come una totalità attorno al mistero pasquale di Cristo; la varietà delle feste: feste settimanali, feste annuali, feste del Signore, feste della Madre di Dio, feste dei santi, commemora­zioni, sono nate e si sviluppano attorno ai misteri di Cristo. Qui c'entra anche la dimensione temporale delle feste: queste non soltanto commemorano un fatto, ma lo fanno attuale: Cristo non ci ha salvati soltanto una volta, ma continua a salvarci: la Parola si incarna di nuovo per salvarci. Quindi anche il carattere cristocentrico delle feste della Madre di Dio; i titoli dati a Maria sono sempre in riferimento a Cristo: Colei che ha concepito la Saggezza e il Verbo di Dio... colei che ha nutrito col suo latte Colui che nutrisce l'universo... tabernacolo immacolato della vera luce... libro vivente di Cristo, sigillato col sigillo dello Spirito... trono, palazzo e sede del Re... Madre dell'Agnello e del Buon Pastore..., Madre di Dio (Theotokos). Le feste dei santi anche sottolineano l'opera di Cristo nei suoi servi, la configurazione di essi al loro modello. Tutte le feste bizantine, dunque, si rifanno al mistero pasquale e hanno, quindi, un carattere soteriologico, in riferimento all'Incarnazione di Cristo.
La Madre di Dio, oltre alle grandi feste a data fissa già accennate, viene commemorata anche settimanalmente nel giorno di mercoledì, ed ogni giorno nei diversi tropari theotokia in cui si canta il mistero di Maria nell’economia della redenzione. Nel ciclo mobile bizantino accenniamo in modo speciale al quinto sabato di Quaresima in cui viene celebrato l’inno Akathistos, cànone bizantino che lungo 24 parti canta la figura di Maria come Madre di Cristo Salvatore e Redentore.
Accenno anche ad un altro testo bizantino alla Madre di Dio, la Paraclisis, che è un altro cànone che si canta in diverse occasioni anche come ufficiatura e come preparazione alle grandi feste della Madre di Dio. L=ufficiatura della Paraclisis, dal termine greco che significa Asupplica@, Ainvocazione@, Aconsolazione@, è una preghiera della tradizione bizantina indirizzata alla Madre di Dio, preghiera che viene fatta nei monasteri, nelle parrocchie e anche dai singoli fedeli in momenti speciali di difficoltà o malattia, o anche in determinati periodi dell=anno liturgico, specialmente nella prima metà del mese di agosto, nella cosiddetta APiccola Quaresima della Madre di Dio@, cioè il periodo di 14 giorni che precede la solennità della Dormizione della Madre di Dio. Sono arrivate fino a noi due formule della Paraclisis: il Piccolo Cànone della Paraclisis, composto da un monaco di nome Teosterico all=inizio del IX secolo; e poi il Grande Cànone della Paraclisis, composto all=inizio del XIII secolo dall=imperatore Teodoro II. C=è anche un=altra tradizione che attribuisce questo testo a San Giovanni Damasceno. L=ufficiatura della Paraclisis ha come struttura quella del mattutino bizantino, con la riduzione di alcune delle sue parti. L=Oriente cristiano, fin dall=inizio, ha contemplato la Vergine sempre inscindibilmente inserita nel mistero del Verbo incarnato, nel mistero del suo Figlio. Questo lo si vede lungo le odi della Paraclisis; nei titoli dati a Maria: Madre di Dio; Vergine; Madre del Verbo incarnato; Vergine e Madre divina; titoli questi in rapporto alla sua divina maternità, oppure altri titoli legati alla sua funzione, luogo, nel mistero della redenzione: Potente interceditrice; baluardo inespugnabile; fonte di misericordia; rifugio del mondo; causa di letizia; fonte di incorruttibilità; torre di sicurezza; porta di penitenza. Maria, la Madre di Dio, accanto al Verbo incarnato; Maria, la Madre di Dio, accanto anche al mistero della Chiesa, al mistero dell=uomo.

La Madre di Dio nelle anafore bizantine.
La tradizione liturgica bizantina usa in modo abituale l’anafora di san Giovanni Crisostomo; poi dieci volte all’anno quella di san Basilio. Alcune Chiese bizantine il giorno 23 ottobre adoperano l’anafora di san Giacomo. Nella celebrazione della Divina Liturgia bizantina troviamo tre momenti in cui viene commemorata in modo speciale la Madre di Dio. In primo luogo nel rito della preparazione (protesi), nella disposizione del pane sulla patena, una commemorazione con un frammento di pane viene collocata alla destra dell’Agnello –il pane che verrà offerto nella celebrazione eucaristica. Maria è commemorata come Regina vestita con manto d’oro variopinto assisa alla destra dell’Agnello, del trono. Le altre commemorazioni vengono poi collocate a sinistra dell’Agnello –i santi-, e sotto –i vivi ed i defunti. In questa distribuzione l’icona risultante è quella dell’intera Chiesa radunata attorno all’Agnello sacrificato, con Maria alla sua destra. La seconda commemorazione della Madre di Dio è l’acclamazione dopo il canto della prima antifona nella liturgia dei catecumeni: Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore salvaci. Ancora in questa parte della liturgia, l’inno O Unigenito che racchiude in se stesso tutti i misteri della salvezza adoperati da Cristo, dà a Maria il titolo di Madre di Dio e sempre vergine. La terza commemorazione della Madre di Dio è all’interno dell’anafora al momento delle intercessioni, subito dopo l’epiclesi sui Santi Doni, collegando la discesa dello Spirito Santo per la santificazione dei Doni con la discesa nel seno di Maria all’Incarnazione del Verbo di Dio; il sacerdote invoca: In modo particolare per la Santissima, Immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra la Madre di Dio e sempre Vergine Maria. Inoltre a questi tre momenti, in ognuna delle litanie diaconali viene introdotta prima della conclusione dossologia una commemorazione della Madre di Dio. Nell’anafora di san Basilio, nell’orazione dopo il Santo e prima della narrazione dell’istituzione, nell’enumerazione dei fatti di salvezza troviamo due riferimenti a Maria come semprevergine da cui si incarnò e nacque il Verbo di Dio. Nell’anafora di san Giacomo, nell’orazione dopo il Santo, sempre nel contesto della narrazione dei fatti di salvezza adoperati da Dio in Cristo, troviamo un riferimento a Cristo Signore nostro e Figlio di Dio… che discese dai cieli e s’incarnò dallo Spirito Santo e da Maria sempre vergine e Madre di Dio. Alla fine della stessa anafora, e prima delle commemorazioni dei santi e dei defunti, il sacerdote per introdurre la commemorazione di Maria si serve del testo del vangelo di Luca: Ave, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, perché hai generato il Salvatore delle nostre anime; e riprende il testo comune con le altre due anafore: In modo particolare per la Santissima

Arch. P. Manuel Nin osb
Rettore
Pontificio Collegio Greco
Roma

lunes, 28 de enero de 2013


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Miscellanea P. Olivier Raquez

A proposito di alcuni dei tropari del periodo che precede il Natale nella tradizione liturgica bizantina.


 2.5. Theotokion secondo della festa di San Nicola, 6 dicembre.
Vergine senza nozze, donde vieni? Chi ti ha generata? Chi è tua madre? Come puoi portare il Creatore tra le braccia? Come il tuo grembo è rimasto incorrotto? Vediamo compiersi in te sulla terra, o tutta santa, grandi misteri, straordinari e tremendi, e prepariamo come cosa a te dovuta sulla terra la grotta, mentre chiediamo al cielo di apprestare la stella; vengono anche i magi dall=Oriente della terra all=Occidente per contemplare la salvezza dei mortali, un fanciullo che viene allattato.

Altro testo suggerito alla nostra lettura è il theotokìon degli aposticha di san Nicola. In un modo molto conciso troviamo presentati diversi aspetti della nostra redenzione: la maternità verginale di Maria -Vergine senza nozze... madre che allatta il bambino...; il Verbo di Dio che nasce bambino, a sottolineare la realtà dell=incarnazione. Il testo si muove -come d=altronde tanti altri testi liturgici bizantini- per via di contrasto:
Vergine...                            senza nozze...
Il Creatore...                        nelle sue braccia...
Grembo...                           rimane incorrotto...
La terra prepara la grotta...   il cielo una stella...

Il tropario mette in evidenza come la risposta dell=umanità, della nostra povera condizione umana, al disegno di salvezza, è molto misera: una grotta; in essa, cioè nella povertà, nell=umiltà, nasce il Verbo di Dio. Ancora in questa serie di immagini di contrasto, notiamo la fine del testo: i magi che vengono dall=Oriente all=Occidente per vedere la nostra salvezza, cioè un bambino non un re potente, forte e vittorioso, ma un bambino allattato, piccolo e debole.

Sono dei testi, come accennavo all=inizio, molto belli, e di una bellezza che difficilmente si riesce a commentare o spiegare; una bellezza che fa che la liturgia di ogni Chiesa cristiana abbia un pregio a cui mai dovremmo rinunciare, cioè di essere bella. E non per ragioni prettamente estetiche, che hanno sicuramente la loro validità, bensì per ragioni più profonde. La liturgia di ogni comunità cristiana, di Oriente e di Occidente, comunità parrocchiale, comunità monastica, è il luogo dove portiamo quello che siamo come uomini, come cristiani; il luogo dove portiamo il nostro essere cristiani, tutto il nostro essere uomini e cristiani. Non lasciamo niente fuori, per grazia di Dio, tutto lo presentiamo a Colui che ci ha chiamati, che ci ha radunati. Tutta la nostra realtà di peccato e di grazia, di amore e di perdono la riceviamo e la viviamo lì in un modo particolare.

La liturgia cristiana come luogo di bellezza. E dove si manifesta questa bellezza, dove possiamo percepirla? Dove dovrebbe percepirla il cristiano o magari l=uomo del nostro mondo che si avvicina per la prima volta a una liturgia cristiana?

In primo luogo nella celebrazione. La nostra fede, come ce l=ho indicava il theotokìon, passa per l=Incarnazione, passa per le mediazioni umane -i sacramenti si servono di mediazioni materiali per portarci alla salvezza che ci viene da Cristo. Come usiamo, adoperiamo queste mediazioni è importante perché in fondo rivela il nostro atteggiamento più profondo, quello che viviamo nel fondo del nostro cuore. Cerchiamo di rivedere come viviamo la liturgia nel concreto della nostra vita cristiana.

In secondo luogo, nello stesso luogo di culto. La bellezza della liturgia cristiana si manifesta in quel posto dove la comunità si raduna per pregare, dove la Chiesa elargisce i misteri della salvezza. Ed è importante che questo luogo sia bello; ed è importante che lo sia anche nell=iconografia, e non soltanto a causa magari di una iconofilia, bensì perché l=iconografia cristiana è un luogo di catechesi, per i fedeli, per noi stessi.

In terzo luogo direi nel contenuto delle celebrazioni, a livello specialmente dei testi e dei canti. Nella conoscenza, nell=approfondimento dei testi che sono fonte di vita di preghiera -la preghiera cristiana scaturisce nel cuore dell=uomo quando costui prega. Ed i testi della liturgia bizantina sono di una ricchezza che non possiamo tralasciare assolutamente. La bellezza delle liturgie cristiane che si manifesta specialmente nel canto; quando una chiesa o comunità cristiana -monastero, parrocchia, seminario- canta bene indica che in fondo quello che canta lo prega, e quello che prega lo vive. La bellezza della liturgia cristiana si manifesta anche nei nostri atteggiamenti personali; a scopo pedagogico poiché quello che facciamo e quello che gli altri vedono che facciamo, manifesta quello che viviamo; lo stato d=animo del cristiano lo manifestiamo anche nel nostro agire esteriore.

Per ultimo, e non perciò meno importante -ho parlato della bellezza nella celebrazione, nel luogo di culto, nel contenuto dei testi, dei canti-, la bellezza del cuore di ogni cristiano dove, per il battesimo il Signore abita, quel luogo, quel tempio della sua presenza, dove avviene la liturgia della nostra vita; quel luogo che viene trasfigurato dalla comunione ai suoi Santi Misteri e dai sacramenti. Se questo luogo non è bello, cioè se non vi abita Colui che abbellisce tutte le cose, che ci fa partecipare alla sua bellezza, in vano abbelliremo la nostra liturgia esteriore. In fondo è sempre un doppio movimento dall=interno all=esterno e viceversa.


2.6. Theotokion primo della festa di San Nicola, 6 dicembre.
Prepàrati, o grotta: perché viene l’agnella, portando in seno il Cristo. Ricevi, o greppia, colui che con la parola ha liberato noi abitanti della terra dal nostro agire contro ragione. Pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio. E voi magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra: perché è apparso il Signore dalla Vergine Madre. Inchinandosi davanti a lui come serva, la Madre lo ha adorato, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come in me sei stato generato, mio Redentore e Dio?

 I testi liturgici bizantini sono dei testi con un contenuto teologico notevole; sono dei testi nati da una lettura della Parola di Dio e, quindi, ci riportano a un contatto vitale con quella che è la fonte della nostra vita cristiana. Il tropario proposto è il primo theotokion del vespro della festa di san Nicola il 6 dicembre. Come in altri dei tropari, troviamo chiamati in causa nel nostro testo, come attori non soltanto le persone ma anche gli elementi, le cose che diventano tipo, figura, di altre realtà. Quali sono i personaggi, le cose, che appaiono nel nostro testo? La grotta, la greppia (mangiatoia), i pastori, i magi, la Madre di Dio, ed essa col titolo di Agnella, Vergine e Madre.

Il tropario è tutta una parafrasi dei testi evangelici Lc 2 e Mt 2. Le diverse figure che appaiono nel testo, dopo il loro ruolo iniziale e proprio: la grotta che riceve, accoglie…, la mangiatoia che contiene…, diventano tipo, figura di un’altra realtà. Notiamo che la grotta viene invocata in seconda persona: “tu grotta prepàrati…”, usando l’imperativo “preparati” che si potrebbe tradurre anche come “prepàrati convenientemente…”, “in modo degno…”, “tieniti pronta…” In fondo dire alla grotta “tieniti pronta, prepàrati” è dirlo alla stessa Chiesa; essa, la grotta, ne diventa il tipo, la figura. Per accogliere chi? Cristo, l’agnello, che viene portato da sua Madre, l’agnella, titolo che di nuovo gli verrà dato nei tropari della Settimana Santa. Qui il tropario riprende il testo di Gv 1, 29.36; il titolo di Agnella dato alla Madre di Dio va legato alla sua divina maternità. Prepararsi convenientemente è anche quello che facciamo nella Divina Liturgia –simbolicamente nel grande ingresso- ed è quello che dovremmo vivere ognuno di noi, cristiani, che riceviamo i Santi Doni ogni giorno.

L’immagine ancora della greppia o mangiatoia; ricordiamo che l’iconografia rappresenta la greppia come un sepolcro, sarcofago. Il tropario la collega a un gioco di parole molto bello: colui che con la parola ha liberato noi abitanti della terra dal nostro agire contro ragione; colui che libera con la parola dall’agire senza parola, lontano dalla parola. La salvezza di Cristo ci porta, o ci riporta a Cristo stesso. La Parola ci ridà la forza della ragione, della Parola stessa.

Dei pastori, che pernottano nei campi, nella solitudine, il testo chiede che diventino testimoni, martiri potremmo dire, del mistero; sembra come se il testo volesse che dall’isolamento passassero alla comunione. Sant’Efrem vede nei pastori di Lc 2 l’immagine dei monaci, dei solitari, che abitano fuori le porte, e che testimoniano il mistero dell’Incarnazione. Notate ancora la presenza, nel tropario, dei magi che offrono i loro doni, visti sempre, i magi, in parallelo con le tre donne mirrofore che offriranno i loro doni a Colui che un giorno pure verrà accolto da un’altra grotta, da un’altra greppia, il suo sepolcro.

La conclusione del tropario si concentra in Maria, con delle immagini molto contrastanti: il Signore che appare dalla Vergine Madre…, la Madre che, come serva lo adora. Il tropario è quindi una confessione di fede molto chiara, non dice: “Gesù che nasce da Maria” ma volutamente afferma, confessa: “il Signore che appare, si manifesta, dalla Vergine Madre”.

Si tratta senz’altro di un bel testo, ma non soltanto questo. Si tratta di un testo che, ad ognuno di noi, ci tocca e ci impegna come cristiani. Perché dietro c’è il vangelo di Cristo, il mistero della sua nascita, della sua incarnazione, della sua vita in mezzo a noi. La grotta è tipo della Chiesa, della comunità ecclesiale, a chi viene chiesto di “tenersi pronta”; essa, la grotta, è tipo anche di ognuno di noi, della natura umana, a chi viene indirizzato quel prepárati. Pronti a che cosa? Ad accogliere degnamente Cristo e a testimoniarlo pure degnamente agli altri. Non è soltanto per noi che lo accogliamo; i pastori, testimoni nella solitudine, nell’abitare oltre le porte, ne diventano martiri.

I testi della liturgia del periodo che precede il Natale ci avvicinano a uno dei misteri centrali della nostra fede: l’Incarnazione del Verbo di Dio. La liturgia ci prepara, in una bella pedagogia, a celebrare ed a vivere questo mistero. E questo prepararci suppone da parte nostra un essere attenti, con le orecchie ben aperte, alla Parola di Dio che ogni giorno, come una goccia d’acqua sulla roccia, fora il nostro cuore, il nostro essere cristiani, forse indurito dal peccato o dalla semplice rutina scialba che può annientare lo stimolo che la nostra fede cristiana dovrebbe darci.


 2.7. Tropari del vespro della festa della Concezione di sant’Anna, 9 dicembre.
Una coppia venerabile (di sposi) dà (come) frutto la divina giovenca (cf., Gen 15,9), dalla quale in modo inesprimibile procederà il vero vitello grasso (Lc 15,23), immolato per il mondo intero (cf. Ap 5,1ss).
Gioiosi, essi offrono dunque con compunzione al Signore una lode incessante, e tutto l’universo è loro debitore.
Proclamiamoli dunque beati (cf., Lc 1,48), e formiamo con fede un coro divino nella concezione della Madre del nostro Dio da loro generata, per la quale è donata copiosa la grande misericordia (cf., salmo 50,3; 85,13; 107,5).

Lo straordinario mistero, ineffabile per gli angeli, grandioso per gli uomini, profetizzato dall’eternità, si mostra oggi in un infante nei lombi della casta Anna: è Maria, la bimba divina, preparata per divenire dimora dell’universale Re dei secoli e per riplasmare la nostra stirpe. Imploriamola con coscienza pura, a lei gridando: Intercedi presso il tuo Figlio e Dio per la salvezza delle anime nostre, tu che sei protezione di noi cristiani.

 La festa del 9 dicembre celebra la festa del concepimento di Maria, la Madre di Dio, da Gioacchino ed Anna. La festa e i diversi suoi testi tra cui il nostro tropario, ha come retroterra il Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo che è la fonte di molte delle feste dell’anno liturgico di diverse Chiese cristiane.

Il primo tropario è il terzo degli aposticha, cioè dei tropari che si cantano nell’ultima parte del vespro: dopo il lucernario e le due grandi litanie diaconali. Questi tropari vengono intercalati con dei versetti dei salmi, e non a caso il 9 dicembre i versetti erano le due parti del versetto 11 del salmo 131: Ha giurato il Signore la verità a Davide, e non l’annullerà. Dal frutto del tuo seno porrò sul tuo trono, uno dei salmi messianici che la tradizione cristiana ha sempre letto ed interpretato in chiave cristologica nella successione davidica di Cristo stesso. Il primo ed il secondo degli aposticha cantano soltanto Anna, mentre che il terzo loda ambedue i genitori della Madre di Dio: Gioachino ed Anna. Come la maggioranza dei testi liturgici bizantini, anche questo tropario ha una base di testi biblici in citazione diretta o indiretta. Il tropario si può dividere in tre parti: 1. Una coppia venerabile … immolato per il mondo intero. 2. Gioiosi… loro debitore. 3. Proclamiamoli dunque beati… la grande misericordia.

La prima parte narra il fatto che si celebra: il concepimento della Madre di Dio da due sposi, che la tradizione chiama Gioacchino ed Anna. La coppia nel tropario viene chiamata venerabile, e colei che ne viene generata viene chiamata giovenca. La generazione di Maria va legata direttamente pero ad un altro fatto, cioè la nascita di Cristo. Tutto lo sfondo biblico della prima parte del topario ha certamente i vangeli dell’infanzia con la nascita di Cristo, ma soprattutto Lc 15,23. il gioco di parole –e molto di più- tra la giovenca e colui che essa genera: il vitello grasso della parabola del figliol prodigo di Lc 15, vitello grasso immolato per il mondo, cioè il Cristo. Lc 15 che percorre tutta la prima parte insieme a Gen 15,19, la giovenca offerta da Abramo, e Ap 5,1 l’agnello immolato per la nostra redenzione. Ricordiamo anche nella Settimana Santa tutte le volte che i tropari giocano, si servono, delle voci Agnello = Cristo e Agnella = Madre di Dio.

La seconda parte del tropario canta la gioia della coppia Gioacchino ed Anna, e la loro lode a Dio. L’espressione offrono con compunzione al Signore una lode incessante, con compunzione; un’expressione che non è facile di tradurre. La parola “compunzione” è un termine che appare soltanto tre volte nella Bibbia: salmo 58,5; Is 29,13; Rm 11,8, e sempre con il senso di torpore, benché nella Vulgata Rm 11,8 traduce come spiritus compunctionis. Forse il tropario ha il senso di lode data al Signore come frutto della mitezza, della preghiera (Gioacchino ed Anna, nel protovangelo di Giacomo, passano tre mesi da soli, lui in montagna, lei a casa), della semplicità! La tradizione patristica latina traduce spesso come taciturnitas, silentium.

La terza parte del tropario dà la dimensione ecclesiale, comunitaria del testo. Tutti noi ci uniamo nella lode al Signore e a Gioacchino ed Anna. Il testo del magnificat di Lc 1,48 tutte le generazioni mi proclameranno beata, viene applicato a Gioacchino ed Anna. La lode di ognuno di noi diventa lode a Dio per l’intervento di salvezza per mezzo della Madre di Dio, per la quale –per mezzo della quale in Cristo verrà elargita la grande misericordia, espressione che si trova a conclusione di molti tropari, presa soprattutto dal salmo 50.

Il centro del tropario è Cristo, vitello grasso, immolato elargitore della grande e copiosa misericordia di Dio. Lui è il centro del tropario, il centro della nostra fede. Maria, di cui celebriamo il concepimento, ne è la giovenca –usando sempre il linguaggio dello stesso tropario, colei che lo partorisce –il Cristo-, lo strumento di cui Dio si serve per portare al mondo il Salvatore. Gioacchino ed Anna sono la coppia venerabile; gioiosi nella taciturnità; proclamati beati.

Il secondo tropario che presentiamo, Lo straordinario mistero, è fatto da immagini fortemente contrastanti: il mistero che si celebra è straordinario, ineffabile, grandioso, eterno… esso si mostra però in una bimba, cioè piccola, nel grembo di Anna, cioè circoscritto.

Le immagini applicate a Maria: bimba divina, dimora del Re dei secoli, luogo dove si riplasma la nostra stirpe… Immagini fortemente cristologiche, ma anche ecclesiologiche, che possono essere applicate alla Chiesa, come luogo dove si attua il mistero di Cristo, dove per i sacramenti avviene questo riplasmare, questo rinnovamento della nostra stirpe in Cristo, nel Verbo incarnato.

Questo contributo vuol essere un omaggio di gratitudine all’archimandrita P. Olivier Raquez osb che per ben 26 ani, dal 1969 al 1995, fu Rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma.


Arch. P. Manuel Nin osb
Rettore
Pontificio Collegio Greco
Roma



lunes, 14 de enero de 2013


En italiano

In italiano 

Miscellanea P. Olivier Raquez
A proposito di alcuni dei tropari del periodo che precede il Natale nella tradizione liturgica bizantina.

        1. Introduzione.
Le Chiese cristiane nella loro liturgia non celebrano né cose, né temi, neppure personaggi, ma il mistero dell=amore immenso -l=amore folle- di Dio per gli uomini, per tutti gli uomini, manifestato pienamente nel suo Figlio Gesù Cristo; nella liturgia, la Chiesa celebra Gesù Cristo. Le grandi feste allora attualizzano per noi, per le nostre comunità, dei momenti decisivi della storia della salvezza. Bisognerebbe ricordare tutti quei tropari che nelle grandi feste cominciano col Aoggi@; questa parola ha una forza quasi epicletica sulla comunità, su tutta la Chiesa che celebra il mistero. L=incarnazione di Cristo non è soltanto un evento accaduto a Betlemme in una notte di inverno, nella solitudine e la povertà di una grotta, ma è un evento salvifico che resta presente in noi; nell=Ascensione non è soltanto Cristo che viene glorificato alla destra del Padre; ma in lui tutta l=umanità viene portata alla gloria di Dio. AOggi@ -σήμερov; la liturgia quasi non usa verbi al passato, ma al presente o al perfetto, ad indicare questa forza attuale, reale, della grazia divina nella Chiesa oggi[1].
Spesso i Padri e la liturgia usano delle immagini molto vive, forti, per parlare di Dio, immagini che forse noi mai avremmo osato usare; la liturgia, poi, nella sua saggia pedagogia ci avvicina al mistero di Dio attraverso delle immagini poetiche, e attraverso anche delle immagini molto umane. La liturgia e i Padri per parlare di Dio parlano dell=uomo, della sua azione nell=uomo, nella vita degli uomini. Notiamo come la liturgia bizantina ama una certa ripetitività -sarebbe meglio dire insistenza- nei fatti centrali della storia della nostra salvezza: i giorni di preparazione alle grandi feste, la ripetizione di certi tropari nei dopo festa; in qualche modo a ribadire il dono di Dio nel cuore dell=uomo.
        Nella tradizione liturgica bizantina, nei giorni tra il 15 novembre ed il 24 dicembre che inquadrano la cosiddetta “Quaresima di Natale”, troviamo una serie di tropari assai ricchi teologicamente, che vorrei brevemente analizzare o piuttosto “leggere” nel suo contenuto più profondo.
        Facendo eccezione delle due domeniche che precedono il Natale, domeniche in cui si commemorano i Padri, gli Antenati del Signore, si potrebbe dire che la liturgia bizantina non ha in se stessa un periodo liturgico, con delle particolarità eucologiche proprie, che preceda il Natale, periodo che invece troviamo nelle altre tradizioni orientali ed occidentali[2]. Ci sono comunque nella tradizione bizantina alcuni tropari e la stessa festa del 21 novembre, l’Ingresso della Madre di Dio nel tempio, che in qualche modo preparano alla celebrazione della nascita secondo la carne del Verbo eterno di Dio.

La liturgia dei giorni che precedono il Natale, nelle prime settimane di dicembre, ci avvicina pian piano al mistero della Nascita del Verbo di Dio, e lo fa in un modo molto pedagogico; infatti la liturgia di ogni Chiesa cristiana diventa la sua pedagogia -e pedagogia nel senso più forte e letterale del termine greco, cioè di portare, accompagna­re i bambini, i figli verso qualcuno, verso qualcosa, verso qualche scopo- cioè il modo, la pedagogia di ogni Chiesa per portare i fedeli all’incontro con il Signore. Una pedagogia, poi, che si manifesta in tanti modi. Se si dà uno sguardo al sinassa­rio del mese di dicembre, si può vedere che nel giro praticamente di tre settimane vi ricorrono tutta una serie di figure molto particola­ri: profeti: Naum, Abacuc, Sofonia, Daniele; martiri: Barbara, Lucia, Sebastiano; grandi vescovi: Giovanni Damasceno, Nicola, Spiridione, Ignazio di Antiochia; monaci: Saba, Patapio, Daniele Stilita. In qualche modo come se la liturgia volesse radunare tutti questi grandi cristiani -e radunarci a noi con loro- per preparare e per testimonia­re il mistero dell=In­carnazione del Verbo di Dio.
La liturgia bizantina prepara al Natale in un modo molto discreto, molto umile; ci troviamo con alcuni tropari -d=altronde molto belli e teologicamente molto profondi-, con le commemorazioni dei profeti, con le due domeniche prima di Natale, che portano lentamente alla celebrazione del mistero della nascita di Cristo. Coloro che ne prepararono e ne annunziarono la venuta, la Chiesa li celebra in questo periodo. Mentre la liturgia romana, ambrosiana, armena, siriaca, hanno un lungo e denso periodo di Avvento, la liturgia bizantina prepara  l=umiliazione, la kenosi del Verbo di Dio nell=umiltà della liturgia.

I bei Kontakia delle settimane che precedono il Natale ci fanno già pregustare il mistero che celebreremo nei giorni natalizi. Tutta una serie bellissima di Theotokia in questi giorni ci fa pregustare tutto il mistero dell=Incarnazione: l=attesa fiduciosa, la povertà della grotta -la povertà dell=umanità che accoglie il Verbo di Dio-, tutte le figure, i personaggi ed anche i luoghi veterotestamentari che si affacciano in questi giorni, tutte le volte che Betlemme collegata con l=Eden viene messa nei testi, Isaia che si rallegra, Maria, la Madre di Dio, presentata come agnella -un titolo che si ritrova poi nella Settimana Santa- cioè colei che porta in seno Cristo l=Agnello di Dio. Tutta una serie di figure, di personaggi ed anche di luoghi che si affacciano sulla scena liturgica di queste settimane, dalla fine novembre in poi, come per ricordarci, nel senso forte della parola ricordare, che siamo parte di una storia, di una umanità che ha atteso il Messia, una storia ed un’umanità che l=aveva atteso nella veglia fiduciosa, ma anche nel buio, nel dubbio, nel peccato.

2. Alcuni dei tropari del periodo precedente il Natale.
2.1. Kontakion festivo che precede il Natale.
Oggi la Vergine si dirige verso la grotta per dare a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli. Rallegrati terra tutta, glorifica con gli angeli e i pastori, avendo udito che il Dio che è prima dei secoli ha voluto apparire come tenero bambino.

La liturgia bizantina ci mette di fronte, attraverso delle immagini poetiche e per mezzo di tutta un=intrecciatura di reminiscenze bibliche al mistero della nostra salvezza, al mistero indicibile di Dio che per amore si incarna, si fa uomo ineffabilmente. Dio si fa uno di noi, si fa uomo, Asi fa piccolo@ come piace di dire ai Padri; questa è la grandezza della nostra fede, Dio che si fa veramente uomo; ...vedere il Dio invisibile rivelato nel suo tempio, una persona umana visibile...

Il kontakion “Oggi la Vergine” viene cantato nei giorni festivi che precedono il Natale, a partire dal 26 novembre, dopo la conclusione della festa del 21 novembre, l’Ingresso della Madre di Dio nel tempio. Oggi la Vergine si dirige verso la grotta per dare a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli. Ogni testo liturgico -tropario, cànone...- è un intreccio di citazioni bibliche esplicite ma spesso soltanto implicite; si può dire che sono dei testi frutto di una lectio divina che la Chiesa fa della Sacra Scrittura alla luce del mistero celebrato. Oggi la Vergine si dirige verso la grotta... L=Antico Testamento usa l=immagine di una ragazza o di una vergine per parlare del popolo, di tutto il popolo: la vergine figlia di Sion di Is 37,22. Nel tropario, però, il riferimento biblico è chiaramente quell=altro pure di Isaia, nel capitolo 7,14: la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele; già il Nuovo Testamento nel vangelo di Matteo (Mt 1,22), i Padri e tutta la tradizione cristiana hanno letto questo passo di Isaia in chiave cristologica. ...si dirige verso la grotta per dare a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli. Nell=Antico Testamento la grotta è sempre presentata come luogo di rifugio, sia di fronte al nemico sia di fronte a Dio stesso; la grotta nella roccia dove Elia si rifugia diventa il luogo dell=incontro con Dio (1Re 19,13); secondo Is 33,16 la grotta è luogo di rifugio per l=uomo giusto.

... per dare a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli. Il testo del tropario riecheggia in primo luogo, e in modo diretto, il testo di Gv 1,1: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... e Gv 1,14: E il Verbo si fecce carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e ancora il testo di 1Gv 1,1: Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita... Ma dietro questo testo, e non in modo meno diretto, troviamo anche tutti i passi dell=Antico Testamento, soprattutto della letteratura sapienziale e dei salmi: la Parola del Signore è veritiera (Sal 32,4); la tua Parola, Signore, è eterna (Sal 118,89); la tua Parola -il tuo Verbo- è lampada ai miei passi (Sal 118,105) testo che si collega con quello del Vangelo: io sono la luce del mondo (Gv 8,12); manda sulla terra la sua Parola (Sal 147,4); e infine il testo che è più centrale e che i Padri hanno letto pure in riferimento all=incarnazione di Cristo: la tua Parola onnipotente scese dal cielo... (Sa 18,15).

Rallegrati terra tutta, glorifica con gli angeli e i pastori... Il testo del tropario prosegue riprendendo la gioia di tutta la creazione, e si fa ecco di due Arallegramenti@ di tutto il popolo: quelli delle vittorie di Saul e soprattutto di David sui nemici (1Sa 18,6; 21,12). Questa gioia del popolo il tropario la collega con quella degli angeli e dei pastori di Lc 2,8.18.20: i pastori poi se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto. Da notare la somiglianza tra il testo di Luca e quello del tropario.

... avendo udito che il Dio che è prima dei secoli ha voluto apparire come tenero bambino. Qui il tropario riassume tutto il mistero, tutta l=economia della nostra salvezza. Il testo biblico che è retroterra di questa conclusione sembra chiaramente quello di Fil 2,6-7: ...il quale essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo... E il tropario: ...ha voluto apparire come tenero bambino... il Dio invisibile rivelato nel suo tempio, una persona umana visibile....

Dio si è fatto uomo, Dio si è fatto piccolo. Il Dio infinito, inaccessibile, increato -pensiamo a tutta la serie di aggettivi che troviamo nell=anafora di san Basilio-, il Dio infinito, inaccessibile, increato, si è incarnato, si è fatto piccolo, si è fatto povero per i poveri e i piccoli.


        2.2. Tropario pre natalizio, cantato dal 20 dicembre.
Preparati, Betlemme, l=Eden viene aperto a tutti; esulta, Efrata, perché l=Albero della vita, nella grotta, fiorisce dalla Vergine. Paradiso spirituale si è mostrato il suo seno, nel quale (si trova) il frutto divino, di cui, mangiandone, vivremo e non moriremo come Adamo. Cristo è nato per rialzare -risuscitare- l=immagine caduta (dell=uo­mo).

Un secondo testo, preso sempre dalla liturgia bizantina che precede il Natale, è il tropario Preparati Betlemme, un=altro dei testi che teologica­mente sono dei più belli della liturgia bizantina in questo periodo. Nel tropario Preparati Betlemme troviamo tuta una lettura cristologi­ca di diversi fatti del Vecchio Testamen­to: dal giardino dell=Eden dove fiorì l=albero della vita all=altro giardino, la Vergine, da dove fiorisce l=Albero della Vita.

Il tropario ha tre parti chiare: una prima parte con il riferimen­to -esortazione- su Betlemme ed Efrata: Preparati, Betlemme, l=Eden viene aperto a tutti; esulta, Efrata, perché l=Albero della vita, nella grotta, fiorisce dalla Vergine; una seconda parte col paragone tra il Paradiso e Maria: Paradiso spirituale si è mostrato il suo seno, nel quale (si trova) il frutto divino, di cui, mangiandone, vivremo e non moriremo come Adamo; una terza parte con una chiara conclusione cristologica: Cristo è nato per rialzare -risuscitare- l=immagine caduta (dell=uo­mo).

La prima parte: Preparati, Betlemme, l=Eden viene aperto a tutti; esulta, Efrata, perché l=Albero della vita, nella grotta, fiorisce dalla Vergine, contiene in primo luogo tutta una parafrasi del testo di Mi 5,1: E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere tra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore di Giuda... I tropari, alla base, hanno uno o diversi testi biblici su cui si sviluppano; in questo caso l=esortazione destinata a Betlemme prende spunto dal testo di Michea sopra citato. Nei testi liturgici e soprattutto nell=iconografia Betlemme è sempre tipo, immagine della Chiesa nascente -Gerusalemme lo sarà della Chiesa perfetta, escatologi­ca, cioè della Chiesa che riceve lo Spirito, la Chiesa che troviamo nell=Apocalis­se. Il tropario fa un paragone tra il giardino dell=Eden, contenente l=albero della vita, che era stato chiuso e custodito dai cherubini: ...e (Dio) pose ad oriente del giardino dell=Eden i cherubini e la spada della fiamma folgoran­te, per custodire il cammino dell=al­bero della vita (Gn 3,24), e la Vergine che vede fiorire l=Albero della Vita, cioè Cristo, il Verbo di Dio. Il testo sottolinea che l=Albero della Vita fiorisce nella grotta, cioè nascosto, nel mistero; l=Albero della Vita apparirà agli uomini, chiaramente e visibilmente, quando lo si vedrà non più nella grotta ma sulla montagna, cioè innalzato sulla croce nel Calvario; lì chi rimane nella grotta, nel buio, sotto la croce è il teschio del vecchio Adamo. Nel Nuovo Testamen­to alcune teofanie sono presenta­te nel mistero -la nascita di Gesù, il Verbo di Dio, il suo battesimo nel Giordano- ricordiamo che anche l=iconografia di queste teofanie le presenta nella grotta, nel buio del fiume Giordano, nell=abis­so dell=Ade; mentre che altre sono presentate in modo chiaro, all=aperto, sulla montagna: la sua Trasfigurazio­ne, la sua crocifissione, la sua Ascensione.

La seconda parte del tropario: Paradiso spirituale si è mostrato il suo seno, nel quale (si trova) il frutto divino, di cui, mangiandone, vivremo e non moriremo come Adamo, sviluppa il parago­ne tra il Paradiso e il seno di Maria. Ancora un testo biblico c=è alla base, Gn 2,8: Il Signore Dio fecce germoglia­re dal suolo (del giardino) ogni sorta di alberi... tra cui l=albero della vita in mezzo al giardino...; e ancora Gn 2,8: Il Signore Dio diede questo comando all=uomo: *Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell=albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti+. Mentre l=albero del Paradiso è diventato fonte di morte per Adamo, dal seno di Maria invece germoglia il Frutto della Vita per coloro che ne mangiano; ...io sono il Pane della Vita... dice Gesù in Gv 6,35. Qui vorrei attirate l=atten­zione sulla presenza di Maria, la Madre di Dio, nella celebrazio­ne della Divina Liturgia, presenza molto particolare, dalla particel­la di pane messa Aalla destra dell=Agn­ello@ sul disco nella protesi, alla conclusione del­le diverse interces­sioni, alla prima delle commemorazioni dopo l=epiclesi. Maria è presentata e nominata sempre come Theotokos, come Madre di Dio, cioè legata direttamen­te e inseparabilmente al mistero dell=Incarnazione del Verbo di Dio: ne è lo strumento e ne è pure il principale testimone umano -nell=icona di Natale Maria guarda il Neonato-, ed è in questo senso che Essa è presente nella celebrazio­ne della Divina Liturgia, cioè un posto che le viene dalla sua divina maternità. La Madre di Dio viene commemorata in modo speciale subito dopo l=epiclesi, cioè a sottolineare che lo stesso Spirito Santo che nel suo seno ha fatto divenire carne il Verbo di Dio, adesso ha fatto divenire il pane ed il vino il Corpo ed il Sangue di Cristo.

La terza parte de tropario: Cristo è nato per rialzare l=imma­gine caduta (dell=uo­mo), contiene una chiara conclusione cristologi­ca. Ancora dei testi biblici da sottolineare: L=uomo fatto a immagine di Dio -Gn 1,26- viene riportato a l=immagine persa per il peccato, Col 3,10; l=uomo, Adamo, fatto a immagine e somiglian­za di Dio verrà rialzato -risuscitato- da Cristo stesso nella sua Pasqua; quindi il tropario collega la nascita di Cristo con la sua Pasqua: Cristo è nato per rialzare -risuscitare- l=imma­gine caduta (dell=uo­mo).


        2.3. Doxastikon della festa di Sant’Andrea, 30 novembre.
Rallegrati Isaia, ricevi il Verbo di Dio; profetizza alla Vergine Maria il roveto ardente e non consumato dal fuoco nel fulgore della Divinità.
Betlemme preparati, Eden apri la porta, voi Magi fatevi avanti per vedere la salvezza avvolta in panni nella mangiatoia, che è
Colui che la stella ha indicato sulla grotta, il Signore datore di vita, che dà la vita alla nostra stirpe umana.

Il terzo testo proposto è il secondo Adoxastikon@ prima del lucernario nella festa di sant’Andrea il 30 novembre. Nel testo del tropario, pur nella sua unità, possiamo individuare tre parti abbastanza chiare: Rallegrati Isaia... come prima parte, poi Betlemme preparati..., ed infine Colui che la stella... Già da una prima lettura del testo scopriamo tutto l=intreccio di testi biblici che ci sono, frutto di una lectio della Sacra Scrittura. La prima parte Rallegrati Isaia... ha tre testi alla base: Is 7,14: Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio e gli porrà per nome Emmanuele; Mt 1,22-23: Tutto ciò è accaduto affinché si adempisse quanto fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta che dice: «Ecco: la vergine concepirà e darà alla luce un figlio…» e infine Es 3,2: Gli apparve l'angelo del Signore in una fiamma di fuoco, dal mezzo di un roveto. Mosè guardò: ecco che il roveto bruciava nel fuoco, ma il roveto non era divorato.
La seconda parte del tropario raccoglie pure due brani dell=AT ed uno del NT: Mi 5,1-2: Ma tu Betlemme di Effrata, la più piccola tra i clan di Giuda, da te uscirà per me colui che dovrà regnare sopra Israele! Le sue origini sono da tempo remoto, dai tempi antichi! Per questo Dio li abbandonerà finché una partoriente non avrà partorito. Allora il resto dei suoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele!; Gen 3,23-24: E il Signore Dio lo mandò via dal giardino di Eden, per lavorare il suolo donde era stato tratto. Scacciò l'uomo, e dinanzi al giardino di Eden pose i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire l'accesso all'albero della vita; e Mt 2,10-11: Al vedere la stella (i Magi) furono ripieni di straordinaria allegrezza; ed entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e si prostrarono davanti a lui in adorazione. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Infine, la terza parte del tropario, conclusiva, fa eco del testo di Mt 2,2: I (Magi) domandavano: *Dov'è il neonato re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo+.
Questo tropario -come tanti altri in questo periodo- alterna le citazioni vetero e neo testamentarie e con questo procedimento sottolinea fortemente l=unità del mistero della salvezza. In questo periodo liturgico, infatti, sia nei testi sia nella stessa struttura del periodo, ci troviamo con un via vai vetero e neo testamentario: i testi dei tropari, i santi commemorati, i profeti dell=AT, le stesse due domeniche dei Padri. Nei tropari della Domenica degli Antenati, le loro liste di nomi: Adamo, Enoch, Noè... fino a Giovanni Battista... non sono delle liste prese a caso, ma personaggi che hanno prefigurato, annunziato, la venuta di Cristo.

Rallegrati Isaia, ricevi il Verbo di Dio... La gioia di Isaia è quella di ricevere un oracolo del Signore, una parola di Dio; essa, nell=AT, porta sempre un annunzio di salvezza, una buona novella. La gioia di Isaia pure, è quella di ricevere la Parola, il Verbo di Dio per esserne profeta, annunciatore alla Vergine, alla Chiesa. Il tropario mette in bocca del profeta l=annunzio sì della sua verginità -di Maria-, ma soprattutto, col testo di Es 3,2, la presenza di Dio in essa -in Maria e anche nella Chiesa: il roveto ardente e non consumato dal fuoco nel fulgore della Divinità...

Betlemme preparati..., Eden apri la porta..., Magi fatevi avanti... Betlemme rappresenta tutto l=AT che è in attesa del Messia, che è preparato nell=anelito di Colui che viene. L=Eden è tipo del Regno che viene riaperto da Cristo; i Magi sono tipo di tutti i chiamati che entrano o rientrano nel Paradiso. Qui il tropario collega in modo veramente bello tutta l=economia della salvezza di Dio: AT e NT, Natale e Pasqua, Betlemme e Eden, i due luoghi della creazione-ricreazione dell=uomo.

Per vedere la salvezza avvolta in panni nella mangiatoia...; la salvezza, il Salvatore, avvolto in un lenzuolo nel sepolcro. I Magi, tre uomini venuti da lontano, dal di fuori, vedono la salvezza, il Salvatore, nella mangiatoia; Giuseppe e Nicodemo, anche loro due in qualche modo Ada lontano@, dal di fuori dei Dodici, vedono la Salvezza, il Salvatore, nel sepolcro. Il tropario conclude indicando chi è questa Salvezza ...avvolta in panni nella mangiatoia..., cioè Colui che dà la vita al mondo.


        2.4. Kontakion II sul Natale di Romano il Metodo.
Il kontakion secondo sul Natale di Romano il Melode è formato da 18 strofe[3]. Il poema sviluppa le diverse scene in questo modo: Maria, la Madre di Dio, canta si direbbe una nina nana al Bambino neonato (str. 1-2), canto che sveglia Eva dal sonno eterno ed essa -come anche capitò nel libro della Genesi-, convince Adamo di recarsi nella grotta per chiarire cos=è quel canto (str. 3-7); arrivati lì, invocano l=intercessione della Madre di Dio per la loro sorte -cioè l=essere stati cacciati dal paradiso- (str. 8-9); Maria li rincuora (str. 10-11) e si accosta verso suo Figlio e sostiene presso di lui la causa dei Progenitori; Gesù svela a Maria (str. 12-17) la vastità del suo amore per gli uomini fino alla morte e una morte di croce. Maria infine ritorna verso Adamo ed Eva e chiede loro di avere pazienza (str. 18).

Vorrei unicamente soffermarmi nelle strofe 16-17 dove Gesù svela a Maria l=unico motivo dell=agire -e dell=agire in un certo modo- da parte di Dio: l=amore verso l=uomo.
16. *Sono sopraffatto dell=amore che sento per l=uomo -risponde il Creatore. Io, o Ancella e Madre mia, non ti rattristerò. Ti farò conoscere tutto ciò che sto per fare ed avrò rispetto per la tua anima, o Maria. Il bambino che ora porti tra le braccia, lo vedrai fra non molto con le mani inchiodate, perché ama la tua stirpe. Colui che tu nutri, altri l=abbevereranno di fiele; colui che tu chiami vita, dovrai tu vederlo appeso alla croce, e di lui piangerai la morte. Ma tu mi stringerai in un abbraccio allorché sarò risuscitato, o Piena di grazia+.

17. Tutto questo sopporterò volentieri, e causa di tutto questo è l=amore che ho sempre sentito e sento tuttora per gli uomini, amore di un Dio che non chiede altro che di poter salvare+. A tale discorso, Maria gridò in un gemito: *O mio grappolo, che gli empi non ti frantumino! Quando sarai cresciuto, o Figlio mio, che io non ti veda immolato!+ Ma egli così aggiunse: *Non piangere Madre, su ciò che non sai: se tutto questo non sarà compiuto, tutti coloro, a favore dei quali mi implori, periranno, o Piena di grazia+.

Perché ama la tua stirpe... un Dio che non chiede altro che di poter salvare... Questa è la realtà, l=unica realtà che si celebra nel Natale, che celebriamo come mistero della nostra fede cristiana: l=amore di Dio per gli uomini manifestatosi pienamente in Gesù Cristo. Una fede che dovrà predicare un Dio che è dono gratuito, che perdona, che ama, e perché ama si sacrifica per gli altri, che non chiede altro che poter salvare come ci indicava Romano.






Note:
[1] Cf., Nin, M., Discorso I sulla Pasqua di San Gregorio di Nazianzo, in Ecclesia Orans 16 (1999) 29-35.
[2] Periodo del “Subbara” per i siro orientali (4 settimane) e per i siro occidentali (6 settimane); periodo dell’Avvento per il rito romano (4 settimane) e per il rito ambrosiano (6 settimane).
[3] Romano il Melodo, Cantici I-II, Torino 2002.