miércoles, 3 de septiembre de 2014

Il Natale nella tradizione Siro Occidentale.
Benedetto il Bimbo che ringiovanisce Adamo ed Eva!
            L'anno liturgico siro occidentale celebra la festa del Natale di Cristo, la “Nascita di nostro Signore nella carne”, in un periodo liturgico vero e proprio che inizia il 25 dicembre e si protrae fino al 5 gennaio, un periodo preparato dalle sei domeniche degli Annunzi, e che ha una durata di due settimane con due feste: quella delle Congratulazioni alla Madre di Dio il giorno 26 in cui, come le altre tradizioni liturgiche orientali, e sempre nel giorno successivo a tutte le altri grandi feste liturgiche, si celebra il personaggio umano attraverso cui Dio porta a termine il suo mistero di salvezza; quindi la festa della Circoncisione del Signore il 1 gennaio.
I testi dell’ufficiatura del Natale nella tradizione siro occidentale sottolineano molto chiaramente la divino umanità del bimbo nato a Betlemme, ed i testi biblici scelti nelle diverse ore indicano la lettura in chiave cristologica che viene fatta sia dei salmi che delle pericope bibliche. I salmi che troviamo nelle tre parti in cui si divide l’ufficiatura notturna, sono dei salmi che la tradizione cristiana ha interpretato sempre in riferimento a Cristo: salmi 2 e 44; salmi 46 e 71; salmi 88 e 94. Le letture bibliche fatte nella terza parte del mattutino sono delle pericope anch’esse chiaramente messianiche: Gen 21, la promessa ad Abramo e la nascita di Isacco; 1Sa 1: la nascita di Samuele; Is 7: la profezia dell’Emmanuele; Dn 2: la pietra non tagliata da mano d’uomo; 1Gv 4,11: il Figlio mandato dal Padre come Salvatore; Ga 4,1: il Figlio di Dio nato da donna. Le pericope evangeliche nelle diverse ore, proclamano tutto il mistero della manifestazione del Figlio e Verbo di Dio, e che troviamo anche rappresentato nell’icona della festa: al vespro Gv 1: l’esistenza eterna del Verbo di Dio; Lc 2: la nascita di Cristo e l’annuncio ai pastori, all’ufficiatura notturna; Mt 2: l’annuncio ai magi all’ufficiatura del mattino; come in tutte le tradizioni orientali il mistero della nascita e della manifestazione del Verbo di Dio va dalla sua nascita, all’annuncio ai pastori, quindi a quello ai magi di Oriente. I diversi testi della festa sottolineano con delle immagini molto vive e volutamente contrastanti il mistero dell’incarnazione del Verbo eterno di Dio: “…il tuo Figlio, il Primo e l’Ultimo, Dio ed uomo, velato e manifesto…”. “Tu che mandi la pioggia e la rugiada sulla terra, adesso la figlia dell’uomo ti nutre con delle gocce di latte…”; “…Tu che siedi su un trono di gloria e fai muovere tutte le cose, adesso gattoni a Betlemme come un bimbo...”.
            Efrem il Siro, nella sua raccolta di inni sulla natività di Cristo enumera, come in processione davanti alla grotta di Betlemme, tutti coloro che coi loro doni annunciano i misteri della redenzione adoperata da Cristo stesso. I primi ad accorrere a questa processione sono i pastori; essi "vennero a portare beni del gregge: latte dolce, carne pura, belle lodi. Divisero e diedero: a Giuseppe la carne, a Maria il latte, e al Figlio la lode". Quindi Efrem accosta il mistero dell'offerta dei doni da parte dei pastori all'offerta di Cristo stesso sulla croce: "Portarono ed offrirono un agnello da latte all'Agnello pasquale, un primo nato al Primogenito, un sacrificio al Sacrificio, un agnello transitorio all'Agnello vero…". Alla processione verso la grotta, Efrem fa accorrere anche giovani e vergini, anziani e vedove: "…si destarono le spose e si santificarono; le vergini e si fecero caste; anche le fanciulle si resero pure…". E la presenza di tutte le schiere, specialmente di vedove ed anziani, alla lode della grotta di Betlemme, Efrem la collega con Adamo ed Eva, invecchiati nell'attesa dell'adempimento delle promesse e rinnovati dalla nascita di Cristo: "Gli anziani proclamavano: «Benedetto il bimbo che ha ringiovanito Adamo! Lui era triste al vedersi invecchiato e consunto… Benedetto il bimbo grazie al quale sono tornati giovani Adamo ed Eva!»". Dopo i pastori, Efrem fa accorrere anche alla grotta tre schiere di artigiani: agricoltori, vignaioli e carpentieri che col loro mestiere profetizzano di nuovo il mistero del bambino neonato: "Vennero gli agricoltori e si prostrarono di fronte all'agricoltore della vita… e profetizzarono: «Benedetto l'Agricoltore dal quale sarà lavorata la terra del cuore!»… Vennero i vignaioli e diedero gloria al germoglio spuntato dalla radice di Iesse, grappolo vergine della vigna assettata". Infine Efrem si trattiene in diverse strofe con la simbologia dei carpentieri: "Vennero i carpentieri a motivo di Giuseppe presso il figlio di Giuseppe: «Benedetto il tuo Figlio, il capo dei carpentieri, grazie al quale fu disegnata anche l'arca… Fabbrica un giogo leggero e dolce per coloro che lo portano»". Al raduno processionale verso la grotta, Efrem situa ancora i bambini, compagni di gioco di Cristo bimbo, e soprattutto testimoni della sua realtà messianica all'ingresso a Gerusalemme: "Gridarono i bambini: «Benedetto colui che ci fu fratello e compagno nelle strade. Benedetto il giorno nel quale, con rami, daremo gloria all'albero della vita che ha chinato la sua altezza verso la nostra fanciullezza»".
            La nascita del Verbo di Dio infine permette ad Efrem di mettere in parallelo la grotta di Betlemme con il paradiso di cui Adamo ed Eva erano stati cacciati: "Benedetto il clemente! Vedendo la lancia, presso il paradiso, sbarrare la strada verso l'albero della vita, venne a prendere un corpo che sarebbe stato colpito dalla lancia: mediante l'apertura del suo fianco egli avrebbe aperto la via dentro il paradiso… Adamo attese lui, poiché è lui il Signore del cherubino, e solo lui avrebbe potuto farlo entrare ed abitare sotto i rami dell'albero della vita".
            L’iconografia della festa riprende la disposizione che troviamo comune a tutta l’iconografia cristiana orientale ed occidentale per il mistero di Natale: il bambino nato, viene fasciato e collocato in un sepolcro; Maria sdraiata contempla il neonato. Giuseppe in un angolo, in atteggiamento pensante, guarda la scena nel dubbio. Nell’altro angolo due donne lavano il bambino in una basca che è un catino battesimale. Gli angeli, nella parte superiore dell’icona, annunciano la nascita di Cristo ai pastori e ai magi.

P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma
(©L'Osservatore Romano)



Quel bimbo che ringiovanisce
Adamo ed Eva

di Manuel Nin
L'anno liturgico siro-occidentale celebra la "nascita di nostro Signore nella carne" dal 25 dicembre al 5 gennaio, con due feste:  il 26 quella delle Congratulazioni alla Madre di Dio e il 1° la festa della Circoncisione del Signore. I diversi testi della festa sottolineano con immagini molto vive e contrastanti questo mistero del Verbo eterno di Dio, "il primo e l'ultimo, Dio e uomo, velato e manifesto; tu che mandi la pioggia e la rugiada sulla terra, adesso la figlia dell'uomo ti nutre con delle gocce di latte; tu che siedi su un trono di gloria e fai muovere tutte le cose, adesso gattoni a Betlemme come un bimbo".

Efrem il Siro, nella sua raccolta di inni sulla natività di Cristo, enumera, come in una processione davanti alla grotta di Betlemme, tutti coloro che coi loro doni annunciano i misteri della redenzione adoperata da Cristo stesso. I primi sono i pastori che "vennero a portare beni del gregge:  latte dolce, carne pura, belle lodi. Divisero e diedero:  a Giuseppe la carne, a Maria il latte, e al Figlio la lode. Portarono e offrirono un agnello da latte all'Agnello pasquale, un primo nato al Primogenito, un sacrificio al Sacrificio, un agnello transitorio all'Agnello vero".
Alla processione verso la grotta, Efrem fa accorrere anche giovani e vergini, anziani e vedove. E la presenza di tutte le schiere, specialmente di vedove e anziani, è collegata da Efrem ad Adamo ed Eva, invecchiati nell'attesa dell'adempimento delle promesse e rinnovati dalla nascita di Cristo:  "Gli anziani proclamavano:  Benedetto il bimbo che ha ringiovanito Adamo! Lui era triste al vedersi invecchiato e consunto. Benedetto il bimbo grazie al quale sono tornati giovani Adamo ed Eva!".
Alla grotta accorrono anche agricoltori, vignaioli e carpentieri che profetizzano il mistero del bambino neonato:  "Vennero gli agricoltori e si prostrarono di fronte all'agricoltore della vita e profetizzarono:  Benedetto l'Agricoltore dal quale sarà lavorata la terra del cuore! Vennero i vignaioli e diedero gloria al germoglio spuntato dalla radice di Iesse, grappolo vergine della vigna assetata. Vennero i carpentieri a motivo di Giuseppe presso il figlio di Giuseppe:  Benedetto il tuo Figlio, il capo dei carpentieri, grazie al quale fu disegnata anche l'arca. Fabbrica un giogo leggero e dolce per coloro che lo portano".
E intorno alla grotta si affollano anche i bambini, compagni di gioco di Cristo bimbo, e soprattutto testimoni della sua realtà messianica all'ingresso a Gerusalemme:  "Gridarono i bambini:  Benedetto colui che ci fu fratello e compagno nelle strade. Benedetto il giorno nel quale, con rami, daremo gloria all'albero della vita che ha chinato la sua altezza verso la nostra fanciullezza".
Nell'iconografia della festa, comune alle diverse tradizioni orientali e occidentali, il bambino nato viene fasciato e collocato in un sepolcro, Maria contempla il neonato, Giuseppe, in atteggiamento riflessivo, guarda la scena nel dubbio, due donne lavano il bambino in una vasca che rappresenta un catino battesimale e, in alto, gli angeli annunciano la nascita di Cristo ai pastori e ai magi.
P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma

(©L'Osservatore Romano)

jueves, 21 de agosto de 2014

Le due ultime domeniche delle Annunciazioni nella tradizione Siro Occidentale.
Giuseppe l'uomo del sogno e della fede
            L'anno liturgico siro occidentale lungo le sei domeniche delle Annunciazioni prepara la Chiesa alla celebrazione della nascita del Verbo di Dio incarnato, e lo fa attraverso le diverse pericope evangeliche proclamate in questi giorni: nelle due prime domeniche con l'annuncio delle nascite del Battista e di Cristo; nella terza e la quarta con la visitazione di Maria a Elisabetta e la nascita di Giovanni rispettivamente. Quindi nella quinta e nella sesta delle domeniche con la manifestazione a Giuseppe nel sogno e la genealogia del vangelo di Matteo. Queste due ultime domeniche, immediatamente prima del Natale situano già nell'immediatezza anche temporale la nascita di Cristo ed in qualche modo anticipano nella celebrazione liturgica dei luoghi e dei personaggi che staranno attorno al bambino neonato: pastori, magi, la stessa città di Betlemme. Nel vespro della domenica della genealogia troviamo infatti: "Cristo Dio, Figlio del Padre, Verbo eterno… che nel tuo grande amore per gli uomini hai voluto nascere dalla Vergine pura senza nozze. Sei nato nella piccola Betlemme, tu che riempi i cieli. Hai dormito in una grotta miserabile, tu che cavalchi i cherubini… Sei stato avvolto dai panni, tu che riempi la terra di bellezza e di colori, messo in una mangiatoia tu che sei scortato dai carri di fuoco". La tradizione liturgica siro occidentale volentieri adopera queste immagini vive e allo stesso tempo contrastanti per sottolineare la realtà dell'incarnazione del Verbo di Dio, del suo farsi piccolo per amore degli uomini. Nella stessa domenica della genealogia, diversi dei testi liturgici sono costruiti iniziando con la parola "oggi" volendo con questo sottolineare l'attualità e l'attualizzazione del mistero che si celebra: "Oggi gli angeli annunciano ai pastori e dicono loro: vi è nato il Salvatore, Cristo Dio, nella città di Davide. Oggi si avvera la parola di Davide che dice: il Signore mi ha detto: "tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato". Oggi Adamo si rallegra perché Dio è nato dalla sua stirpe; oggi Eva salta di gioia perché per mezzo del parto di Maria, sua figlia, è stata allontanata la maledizione ed è venuta la benedizione… Oggi è apparsa nella Persia una stella che ha portato a Betlemme i magi coi doni… Oggi la grotta diventa un secondo cielo perché vi è nato il Figlio di Dio e figlio di Maria. Oggi i pastori si rallegrano perché è nato il Pastore grande delle pecore. Oggi i sacerdoti offrono l'incenso, i diaconi i loro canti e le loro melodie…".

            La domenica della manifestazione a Giuseppe, chiamata anche domenica del sogno, si trattiene a contemplare il mistero del dubbio e della fede semplice e sincera di Giuseppe sposo di Maria. Costui nel suo dubbio di fronte alla gravidanza di Maria viene messo assieme alle figure di Zaccaria e Elisabetta anche essi meravigliati di fronte alla nascita del Battista. I testi della liturgia di questa domenica accostano la narrazione dell'apparizione dell'angelo a Giuseppe in sogno con quella delle due domeniche precedenti: la visitazione di Maria a Elisabetta e la nascita del Battista: "Oggi il Signore se appresta a visitare il servitore. Oggi il Potente bussa alla porta del suo messaggero; l'anziana porta nel suo grembo la lampada e va incontro al Sole di giustizia. Il Re entra nella dimora dell'umile, e Giovanni si prostra e lo saluta umilmente… E Giuseppe fu colto da meraviglia e di perplessità vedendo la concezione manifesta e allo stesso tempo la verginità. Ma il mistero gli rimane nascosto ed il dubbio lo assale… Tu, pero, Signore, hai mandato dal cielo il capo delle schiere celesti per illuminare l'angoscia del giusto". La liturgia di questa domenica presenta quindi Giuseppe come l'uomo del dubbio e allo stesso tempo l'uomo della fede semplice e sincera che accoglie la parola che il Signore gli fa sentire. Sant'Efrem nei suoi inni descrive con diverse immagini il ruolo di Giuseppe nel mistero dell'incarnazione del Verbo di Dio: "Degna di benedizione è la madre che l'ha generato…, come pure Giuseppe , per grazia chiamato padre del Figlio vero -il cui Padre è glorioso-, pastore di tutta la creazione, inviato al gregge perduto e smarrito". Sottolineerà sempre Efrem questa doppia realtà in Giuseppe sia di giustizia che di perplessità: "Ti adora Giuseppe, ti offre una corona il giusto in pena che l'angelo tranquillizzò. Affinché tu accrescessi la tua mercede ti portò in salvo nel suo seno. La giustizia di Giuseppe ha testimoniato quanto tu sia puro…". L'accoglienza da parte di Giuseppe sia della parola dell'angelo sia della nascita stessa del figlio di Maria viene paragonata da Efrem anche a un grembo che accoglie il dono di Dio. Inoltre è anche sottolineato il ruolo fondamentale di Giuseppe nella stessa genealogia di Cristo: "Giuseppe, figlio di Davide, sposò la figlia di Davide, perché il bimbo non poteva essere registrato con il nome di sua madre. Egli fu così figlio per Giuseppe, senza seme, come fu figlio per sua madre, senza uomo. Mediante entrambi si legò alla loro stirpe, affinché venisse registrato tra i re, figlio di Davide. Senza corpo di Giuseppe egli fu unito al suo nome, e senza nozze di Maria si levò come figlio suo. Di Davide fu Signore e figlio". Infine lo stesso ruolo di Giuseppe di fronte a Cristo viene presentato da Efrem come una sorta di professione di fede: "Giuseppe abbracciava il Figlio in quanto neonato, lo serviva in quanto Dio. Gioiva di lui in quanto buono e aveva soggezione di lui in quanto giusto. Grande paradosso! "Chi mi ha dato che tu diventassi figlio mio, o figlio dell'Altissimo? Volevo licenziare tua madre... Non sapevo che nel suo utero c'era un gran tesoro, che avrebbe arricchito in un istante la mia povertà. Il re Davide è sorto dalla mia tribù e ha cinto la diadema. A un gran abbassamento sono giunto io: invece che re sono carpentiere. Mi è toccato pero un diadema: nelle mie braccia sta il Signore dei diademi… Mosè portava le tavole di pietra che il suo Signore aveva scritto. E Giuseppe scortava solennemente  la tavola pura, nella quale dimorava il figlio del Creatore…".

P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma
(©L'Osservatore Romano - 12 dicembre 2010)



Giuseppe uomo del sogno e della fede


di Manuel Nin
Con le sei domeniche delle Annunciazioni l'anno liturgico siro-occidentale prepara la nascita del Verbo di Dio incarnato:  nelle prime due con l'annuncio delle nascite del Battista e di Cristo; nella terza e quarta con la visitazione di Maria a Elisabetta e la nascita di Giovanni; nella quinta e sesta con la manifestazione in sogno a Giuseppe e la genealogia secondo Matteo. Queste situano nell'immediatezza anche temporale la nascita di Cristo e anticipano nella celebrazione luoghi e personaggi attorno al neonato:  la città di Betlemme, i pastori, i magi.
Nel vespro della domenica della genealogia si canta infatti:  "Cristo Dio, Figlio del Padre, Verbo eterno che nel tuo grande amore per gli uomini hai voluto nascere dalla Vergine pura senza nozze. Sei nato nella piccola Betlemme, tu che riempi i cieli. Hai dormito in una grotta miserabile, tu che cavalchi i cherubini. Sei stato avvolto dai panni, tu che riempi la terra di bellezza e di colori, messo in una mangiatoia tu che sei scortato dai carri di fuoco". Sono immagini vive e contrastanti che sottolineano la realtà dell'incarnazione del Verbo, del suo farsi piccolo per amore degli uomini.
Diversi testi iniziano con la parola "oggi", attualizzando il mistero che si celebra:  "Oggi gli angeli annunciano ai pastori e dicono loro:  Vi è nato il Salvatore, Cristo Dio, nella città di Davide. Oggi si avvera la parola di Davide che dice:  "Il Signore mi ha detto:  Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato". Oggi Adamo si rallegra perché Dio è nato dalla sua stirpe; oggi Eva balza di gioia perché per mezzo del parto di Maria, sua figlia, è stata allontanata la maledizione ed è venuta la benedizione. Oggi è apparsa nella Persia una stella che ha portato a Betlemme i magi coi doni. Oggi la grotta diventa un secondo cielo perché vi è nato il Figlio di Dio e figlio di Maria. Oggi i pastori si rallegrano perché è nato il pastore grande delle pecore. Oggi i sacerdoti offrono l'incenso, i diaconi i loro canti e le loro melodie".
La domenica della manifestazione a Giuseppe - la domenica del sogno - si sofferma sul mistero del dubbio e della fede di Giuseppe. Nel dubbio di fronte alla gravidanza di Maria, il suo sposo viene messo insieme a Zaccaria ed Elisabetta. I testi accostano infatti l'apparizione in sogno a Giuseppe con la visita a Elisabetta e la nascita del Battista:  "Oggi il Signore si appresta a visitare il servitore. Oggi il potente bussa alla porta del suo messaggero; l'anziana porta nel suo grembo la lampada e va incontro al sole di giustizia. Il re entra nella dimora dell'umile, e Giovanni si prostra e lo saluta umilmente. E Giuseppe fu colto da meraviglia e perplessità vedendo il concepimento manifesto e allo stesso tempo la verginità. Ma il mistero gli rimane nascosto e il dubbio lo assale. Tu, però, Signore, hai mandato dal cielo il capo delle schiere celesti per illuminare l'angoscia del giusto".
La liturgia presenta Giuseppe come l'uomo del dubbio e allo stesso tempo della fede che accoglie la parola che il Signore gli fa sentire. Sant'Efrem nei suoi inni descrive con diverse immagini il ruolo di Giuseppe nel mistero dell'incarnazione del Verbo:  "Degna di benedizione è la madre che l'ha generato, come pure Giuseppe, per grazia chiamato padre del Figlio vero, il cui Padre è glorioso, pastore di tutta la creazione, inviato al gregge perduto e smarrito".
E ancora Efrem sottolinea questa doppia realtà di giustizia e di perplessità:  "Ti adora Giuseppe, ti offre una corona il giusto in pena che l'angelo tranquillizzò. Affinché tu accrescessi la tua mercede ti portò in salvo nel suo seno. La giustizia di Giuseppe ha testimoniato quanto tu sia puro". L'accoglienza da parte di Giuseppe della parola dell'angelo e della nascita del figlio di Maria viene paragonata da Efrem a un grembo che accoglie il dono di Dio, con un ruolo fondamentale nella stessa genealogia di Cristo:  "Giuseppe, figlio di Davide, sposò la figlia di Davide, perché il bimbo non poteva essere registrato con il nome di sua madre. Egli fu così figlio per Giuseppe, senza seme, come fu figlio per sua madre, senza uomo. Mediante entrambi si legò alla loro stirpe, affinché venisse registrato tra i re, figlio di Davide. Senza corpo di Giuseppe egli fu unito al suo nome, e senza nozze di Maria si levò come figlio suo. Di Davide fu Signore e figlio".
Infine il ruolo di Giuseppe viene presentato da Efrem come una professione di fede:  "Giuseppe abbracciava il Figlio in quanto neonato, lo serviva in quanto Dio. Gioiva di lui in quanto buono e aveva soggezione di lui in quanto giusto. Grande paradosso! Chi mi ha dato che tu diventassi figlio mio, o figlio dell'Altissimo? Volevo licenziare tua madre. Non sapevo che nel suo utero c'era un gran tesoro, che avrebbe arricchito in un istante la mia povertà. Il re Davide è sorto dalla mia tribù e ha cinto il diadema. A un gran abbassamento sono giunto io:  invece che re sono carpentiere. Mi è toccato però un diadema:  nelle mie braccia sta il Signore dei diademi. Mosè portava le tavole di pietra che il suo Signore aveva scritto. E Giuseppe scortava solennemente la tavola pura, nella quale dimorava il figlio del Creatore".

P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma

(©L'Osservatore Romano - 12 dicembre 2010)

lunes, 11 de agosto de 2014

El domingo de la Anunciación 
en la tradición occidental Siro.
Hoy en día, María se convierte para 
nosotros el cielo que trae a Dios
            El año litúrgico sirio Occidente tiene su debut con los dos domingos de la Dedicación de la Iglesia de las ocho semanas antes de Navidad, y luego procede con los seis domingos de la Anunciación, donde se contemplan los avisos a Zacarías ya María (primero y segundo), la visita de María a Isabel, el nacimiento de Juan el Bautista (el cuarto), la aparición del ángel en sueños a José (quinto), y la genealogía de Jesús (sexto). Nosotros en los dos primeros de estos domingos, así la liturgia siria West convierte contemplamos dos anuncios de otras dos nacimientos: el de Juan el Bautista y el de Cristo. El primero de estos dos domingos proclamó la Anunciación a Zacarías, en el pasaje de Lucas 1,1-25; los textos litúrgicos de este domingo contemplan las promesas hechas por Dios, y que van a encontrar su realización a lo largo de los diferentes relatos evangélicos de los domingos siguientes, para poner de relieve también el progreso del cristiano en el conocimiento del misterio de Dios: "Gloria a ti, Cristo nuestro Dios . Usted ha demostrado claramente su santa Iglesia el misterio de su economía y la realidad de tu venida, que nos llena de alegría. Se nos ha liberado de la esclavitud del pecado y por tu misericordia nos hizo sus hijos. Cuando llegó el tiempo de su verdadero acontecimiento, que envió a Gabriel, el primero de los ángeles, el sacerdote Zacarías para decirle las buenas noticias del nacimiento de Juan el precursor de su; y dijo: "No temas Zacarías, porque tu oración ha sido oída, y tu mujer dará a luz un hijo y llamarás su nombre Juan. muchos se regocijarán de su nacimiento porque van a poner en conocimiento del Señor Dios de Israel." El texto pone de relieve el hecho de que la proclamación y la demostración de la economía salvífica de Dios se hace a la Iglesia, de los cuales los dos domingos precedente a celebra la dedicación, consagración al Señor; a través de ella los fieles son hijos de Dios Uno de los textos de las Vísperas de este domingo canta alternativamente, como un diálogo, la buena noticia, el anuncio de este domingo, y el que lo recibe:. "O bien noticia anunciada por el jefe de los ángeles en el verdadero precursor. O sacerdote justos que aceptó la buena noticia dentro del Santo de los Santos. O una buena noticia que trae alegría a   ella, que era estéril y había perdido toda esperanza de dar a luz. O sacerdote elegido que recibió el anuncio del nacimiento del Bautista de tu Señor ... o una buena noticia que ha tejido una corona de belleza para su santa Iglesia. sacerdote O amado de Dios, cuya petición ha sido escuchada. O buena noticia de que a través de el nacimiento de este niño han anunciado el fin del antiguo pacto y el comienzo de uno nuevo ".
            El segundo de estos domingos es el de la Anunciación a María con la lectura del pasaje de Lucas 1,26-38. Se destaca la realidad de la Encarnación de la Palabra de Dios: "¡Alabado sea el Mesías, el Hijo eterno, sin principio. De su voluntad, para nuestra salvación, vino y habitó en el seno de la Virgen, por la voz del jefe de los ángeles, por la voluntad de su Padre y el Espíritu Santo. Sin cambio, la encarnó de la Virgen y el Espíritu Santo, se ha presentado como un hombre en el mundo, haciendo de la tierra un segundo cielo. ... Te alabamos oh Dios que sobresalió ropa en luz inaccesible ...; En este día ... les decimos a María, la madre de nuestro Señor, te saludan, llena de gracia, el Señor está contigo ... te saludamos, llena de gracia, Madre del Creador de todo el mundo ... lo haremos saludo vellón bendecido que ha recibido la Palabra de Dios como el rocío; ... te saludamos, la colina sagrada donde la roca se desprendió sin intervención humana ... We Salute You, dulce paloma, porque su creador ha crecido en su seno, como un niño; le saludamos, una luz a los que habitan en tinieblas y en sombra de muerte ... te saludamos, hermosa entre las mujeres, lleno de favores divinos ... ". Esta noche de oración todos los aspectos más destacados de los valores relacionados con la realidad cristológica de la maternidad de María: llena de gracia, Madre del Creador, vellón bendecidos, colina sagrada, dulce paloma, la luz, las mujeres hermosas. Todos ellos están relacionados con el hecho títulos cristológicos de la maternidad de María. San Efrén, en su homilía en la Natividad de Cristo mantiene mucho tiempo en la contemplación del misterio de la Anunciación y la concepción de la Palabra eterna de Dios en el vientre de María. Casi como una paradoja, Efrem canta este inefable misterio a través de bellas imágenes y al mismo tiempo contradictoria: "Es una fuente de asombro para examinar cómo Dios bajó y se hizo un residente de un vientre ... Ser como este ha sido el cuerpo cubierto de un hombre. " Efrem todavía inspiró el texto del Libro del Éxodo y la epifanía de Dios en la zarza ardiente: "... como una ventresca podría traer un fuego ardiendo ... Como una llama habitó un vientre húmedo sin quemarla??". La zarza que no se consume se compara por Efrem virginidad intacta de María: "A medida que el arbusto en Horeb que Dios pone en su llama, por lo que María trae a Cristo en su virginidad." Los avisos de estos dos domingos Efrem canta lo mismo otra vez en esta homilía: "Una virgen está embarazada de Dios, y un estéril embarazada con una virgen, el hijo de la infertilidad salta delante de la virginidad embarazo ala." El anuncio del ángel Gabriel a Efrem es el comienzo de la redención y de nueva creación a la humanidad: "Perfectamente Dios, entró en el útero a través de la oreja ... Dios se hizo hombre tan puro y entró a través de el vientre de la creación ... María se convierte para nosotros el cielo que trae a Dios ... en su divinidad es muy alta descenso y ha vivido, ella es de hecho poco para hacernos grandes, que se teje en el juego que es para nuestro salvación ". La Encarnación y el nacimiento de la Palabra de Dios es siempre cubiertas por la tradición siria Occidente como la humillación de Dios para la salvación y el ascenso del hombre, creado a su imagen. En su homilía en la Natividad antes citada es que el mismo Efrem canta con las imágenes muy vívidas y conmovedoras: "¿Quién ha visto alguna vez la arcilla sirven para cubrir el alfarero Cualquiera que haya visto alguna vez el fuego envolverse en bandas Así Dios? él se dejó caer por amor a Adam ... se humilló a sí mismo por el bien de su siervo. " 
P. Manuel Nin
Pontificio Colegio griego
Roma
(© L'Osservatore Romano - 14 noviembre 2010)



María es para nosotros
el cielo que trae a Dios

di Manuel Nin

Iniziato con le due domeniche della Dedicazione della Chiesa otto settimane prima del Natale, l'anno liturgico siro-occidentale continua con le sei delle Annunciazioni, aperte da quelle a Zaccaria e a Maria (prima e seconda). Protagoniste della prima domenica sono le promesse fatte da Dio, che troveranno adempimento lungo le narrazioni evangeliche delle domeniche successive, per mettere in luce anche il progresso del cristiano nella conoscenza del mistero divino:  "Lode a te, Cristo Dio nostro. Tu hai manifestato chiaramente alla tua Chiesa santa il mistero della tua economia e la realtà della tua venuta che ci riempie di gioia. Essa ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e per la tua misericordia ci ha fatti figli tuoi. Quando arrivò il tempo della tua vera manifestazione, hai mandato Gabriele, il primo degli angeli, al sacerdote Zaccaria per dargli la buona novella della nascita di Giovanni, il tuo precursore".
Il testo mette in risalto l'annuncio e la manifestazione dell'economia salvifica alla Chiesa, di cui le due domeniche precedenti hanno celebrato la consacrazione al Signore. Nel vespro si canta in modo alternato, quasi un dialogo tra l'annuncio dato in questa domenica e chi lo riceve:  "O buona novella annunciata dal capo degli angeli sul vero precursore. O sacerdote giusto che l'hai accolta all'interno del Santo dei Santi. O buona novella che porti la gioia a colei che era sterile e aveva perso ogni speranza di dare alla luce. O sacerdote scelto che hai ricevuto l'annuncio della nascita del battezzatore del tuo Signore. O buona novella che hai tessuto una corona di bellezza per la tua Chiesa santa. O sacerdote amato da Dio la cui preghiera è stata esaudita. O buona novella che per mezzo della nascita di questo bambino hai annunciato la fine dell'antica alleanza e l'inizio di quella nuova".
La seconda domenica è quella dell'Annunciazione a Maria, che celebra la realtà dell'Incarnazione del Verbo di Dio:  "Lode al Messia, Figlio eterno, senza principio. Dalla sua volontà, per la nostra salvezza, venne ad abitare nel grembo della Vergine, per la voce del capo degli angeli, per volontà di suo Padre e per opera dello Spirito Santo. Senza cambiamento, incarnato dalla Vergine e dallo Spirito Santo, è apparso come uomo nel mondo, facendo della terra un secondo cielo. Noi ti lodiamo, o Dio eccelso che abiti in una luce inaccessibile; in questo giorno noi diciamo a Maria, madre del nostro Signore:  noi ti salutiamo, piena di grazia, il Signore è con te; noi ti salutiamo, piena di grazia, madre del creatore del mondo intero; noi ti salutiamo vello benedetto che hai accolto il Verbo di Dio come la rugiada; noi ti salutiamo, collina sacra da dove si è staccata la roccia senza intervento umano; noi ti salutiamo, dolce colomba, poiché il tuo creatore è cresciuto nel tuo seno, come un bambino; noi ti salutiamo, luce di coloro che siedono nelle tenebre e nell'ombra della morte; noi ti salutiamo, bella tra le donne, piena dei favori divini".
Efrem, in un'omelia sulla natività di Cristo descrive a lungo il mistero dell'annunciazione e del concepimento del Verbo eterno di Dio nel grembo di Maria attraverso immagini belle e contrastanti:  "È una fonte di grande stupore scrutare come Dio è sceso e si è reso abitante di un ventre, come questo essere si sia rivestito del corpo di un uomo". Con un richiamo alla teofania nel roveto ardente:  "Come un ventre di carne ha potuto portare un fuoco che brucia? Come una fiamma ha abitato un ventre umido senza bruciarlo?".
Il roveto che non si consuma è paragonato da sant'Efrem alla verginità intatta di Maria:  "Come il roveto sull'Oreb che portava Dio nella sua fiamma, così Maria porta Cristo nella sua verginità". Le annunciazioni di queste due domeniche sono cantate dallo stesso autore:  "Una vergine è incinta di Dio, e una sterile è incinta di un vergine, il figlio della sterilità sussulta di fronte alla gravidanza della verginità".
L'annuncio di Gabriele è l'inizio della redenzione e della nuova creazione per il genere umano:  "Maria diviene per noi il cielo che porta Dio, in lei la divinità altissima è discesa e ha dimorato; in lei si è fatto piccolo per rendere noi grandi, in lei si è intessuto in vestito che sarà per la nostra salvezza".
L'incarnazione e la nascita del Verbo di Dio è contemplata dalla tradizione siro-occidentale come umiliazione di Dio stesso per la salvezza dell'uomo creato a sua immagine, cantata da Efrem stesso che lo canta con immagini vive e toccanti:  "Chi ha mai visto che l'argilla serva di copertura al vasaio? Chi ha mai visto il fuoco avvolgere se stesso in fasce? Così Dio ha abbassato se stesso per amore di Adamo, ha umiliato se stesso per amore del suo servo".
P. Manuel Nin
Pontificio Collegio greco
Roma

(©L'Osservatore Romano - 14 novembre 2010)

viernes, 25 de julio de 2014

Le domeniche della Dedicazione della Chiesa nella tradizione Siro Occidentale.
Oggi la santa Chiesa canta la gloria del suo Sposo
            Le liturgie di tradizione siriaca, sia orientale che occidentale, hanno in comune la celebrazione delle domeniche chiamate della "Dedicazione della Chiesa" che, per i siro orientali sono in quattro e chiudono l'anno liturgico, mentre che per i siro occidentali sono in due e iniziano il ciclo delle celebrazioni liturgiche, a otto settimane prima di Natale, e divise tra le due domeniche della Dedicazione e le sei domeniche delle "Annunziazioni", in parallelo con la liturgia ambrosiana, anche essa con la domenica della Dedicazione e le sei domeniche di Avvento. Le due domeniche siro occidentali portano rispettivamente nei libri liturgici i titoli di "dedicazione" e "rinnovamento" della Chiesa. Non si tratta della celebrazione della consacrazione materiale di una chiesa, di un luogo di culto, bensì, proprio all'inizio dell'anno liturgico, della celebrazione del mistero della Chiesa come corpo di Cristo, come comunità dei fedeli che inizia il cammino di celebrazione del mistero dell'incarnazione, della passione, la morte e la risurrezione del Verbo di Dio fattosi uomo. Mentre la tradizione siro orientale, collocando le domeniche della Dedicazione come conclusione dell'anno liturgico, sottolinea la celebrazione della Chiesa come comunità dei redenti che Cristo presenta al Padre alla fine dei tempi, la tradizione siro occidentale collocando queste domeniche all'inizio del ciclo annuale vede la Chiesa, prefigurata e preannunciata già nell'Antico Testamento, come comunità che cammina con Cristo verso la sua Pasqua: la chiesa materiale come simbolo della Chiesa realtà spirituale.
            I temi che troviamo in ambedue le domeniche sono molto simili e non formano che un unico mistero. Un primo aspetto a sottolineare è la prefigurazione veterotestamentaria della Chiesa; la liturgia siro occidentale infatti farà largamente un'esegesi allegorica della Sacra Scrittura, special­mente dell'Antico Testamento. Molti dei testi liturgici di queste due domeniche presentano la Chiesa prefigurata da molti fatti veterotestamentari: "A te la lode, Gesù Cristo, roccia salda e inespugnabile su di cui è stata fondata la Santa Chiesa. Essa è prefigurata dalla roccia dalla quale Mosè fecce sgorgare mirabilmente dodici ruscelli per dare da bere a Israele. Essa possiede i fiumi mistici dell'Eden che per la rettitudine della dottrina spande una bevanda divina... Non è appoggia­ta su colonne di bronzo o di ferro, ma sui profeti che hanno rivelato le cose segrete, sugli apostoli predicatori dei misteri e sui martiri che hanno seguito le orme di Cristo... Essa possiede il sole di giustizia e le stelle del mattino che sono i dottori ispirati dallo Spirito San­to...". La Chiesa quindi è fondata su Cristo, prefigurata già nell'Antico Testamento, essa possiede la rettitudine della fede che le viene dalla testimonianza dei santi. "Oggi Isaia si rallegra in te, Santa Chiesa, lui che aveva detto di te che i popoli e i re verrebbero per onorarti... Ecco che i popoli da tutte le parti si radunano e vengono da te. Ti portano i loro figli e le loro figlie che si erano dispersi seguendo gli idoli... E lo Spirito Santo ti santificherà da ogni macchia e abiterà in te affinché per mezzo di lui tu serva la Santa Trinità...".
            Un secondo aspetto da sottolineare in queste due domeniche è la Chiesa vista come fonte/luogo della luce e della verità; essa trasmette la vera fede, ed è il luogo dei sacramenti: " Questa Chiesa Davide la cantava, questa figlia del re, adornata non in modo figurato, come la tenda di Mosè, ma dal mantello splendido della fede, il battesimo, i doni dello Spirito Santo, il santo Altare e il sangue dell'Agnello senza macchia, suo sposo, Re dei re, e dalle stelle che sono i dottori ispirati dallo Spirito Santo... La Chiesa loda e dice: Non temo il maligno. Infatti alte mura mi circondano. Dio abita in me e l'altare santo è stato fissato in me e sono presso di me le ossa dei santi. E la croce santa che io adoro, essa mi protegge...". La tradizione liturgica siro occidentale, segnata dalle controversie cristologiche dopo il concilio di Calcedonia, sottolinea come Cristo stesso, nel suo amore fedele, purifica e santifica la sua Chiesa da ogni macchia e da ogni deviazione dalla retta fede: "Il Figlio di Dio, vedendo perduta la Chiesa fu preso di amore verso di essa e volle santificarla e sposarla. Venne dall'alto, le manifestò il suo amore e la prese come sposa. Per lei accettò le sofferenze e con le sue piaghe l'ha lavata… e l'ha fatta sedere alla sua destra…". Purificata, amata e salvata, è la stessa Chiesa che canta al suo Sposo: "La Chiesa canta glorificando il Figlio di Dio: il Figlio del Re mi ha scelto ed innalzato…, sono unita a lui come l'anima al corpo, e lui si è unito a me come la luce all'occhio… Lui ha accettato per me la morte…".
            Infine il troviamo anche largamente in queste domeniche il tema sponsale che è applicato anche all'in­carnazione del Verbo di Dio, e che sarà molto presente nei testi liturgici: "O Chiesa fedele, come sei bella e adorna, sposata al tuo Sposo, Cristo... sei colorata dal sangue dei martiri, raffermata dagli insegnamenti provati, e ti compiaci dal pane celeste del Dio Altissimo... O Santa Chiesa, canta la gloria dello Sposo che nel suo amore ti ha sposato, ti ha salvato con la sua croce vivificante e ha deposto in te il suo Corpo ed il suo Sangue, calice di salvezza, perdono per i credenti... Lo Sposo che fa festa prepara il vitello grasso e chiama gli invitati a rallegrarsi con lui. Questo sposo celeste ha preparato un banchetto. Gli invitati si rallegrano nelle vigilie, nei digiuni e nelle preghiere. Lui ha diviso il suo corpo e si è fatto cibo; ha preparato col suo sangue una bevanda, e da questo sangue i popoli sono stati riscat­tati...".
            La Chiesa quindi celebrata come sposa del Verbo di Dio, come custode dei sacramenti, come luogo della proclamazione della vera fede. Sant'Efrem il Siro, in uno dei testi della liturgia di questa domenica, celebra la Chiesa con queste parole: "Ci è stata data, o fratelli, una parola di consolazione, dal tesoro del nostro Maestro quando ha detto alla sua Chiesa: le porte degli inferi non prevarranno su di te. Se essa è più forte degli inferi, chi tra i mortali può disprezzarla? Benedetto colui che l'ha innalzata, e di nuovo l'ha provata per innalzarla ancora".
P. Manuel Nin
Pontificio Collegio Greco
(©L'Osservatore Romano - 30 ottobre 2010)



Oggi la santa Chiesa canta
la gloria del suo Sposo

di Manuel Nin
Nelle liturgie di tradizione siriaca, sia orientale che occidentale, è comune la celebrazione delle domeniche chiamate della "dedicazione della Chiesa". Per i siro-orientali sono quattro e chiudono l'anno liturgico. Per i siro-occidentali sono due e iniziano il ciclo annuale otto settimane prima di Natale, divise tra le due domeniche della Dedicazione e le sei domeniche delle Annunciazioni, in parallelo con la liturgia ambrosiana, che ha la domenica della Dedicazione e sei domeniche di Avvento.

Le due domeniche siro-occidentali portano i titoli di "dedicazione" e "rinnovamento" della Chiesa. Ma non si tratta della consacrazione materiale del luogo di culto, bensì, proprio all'inizio dell'anno liturgico, della celebrazione del mistero della Chiesa come corpo di Cristo, comunità dei fedeli che inizia il cammino di celebrazione del mistero dell'incarnazione, della passione, della morte e risurrezione del Verbo di Dio. 
Mentre la tradizione siro-orientale, collocando le domeniche della Dedicazione a conclusione dell'anno liturgico, sottolinea la celebrazione della Chiesa come comunità dei redenti che Cristo presenta al Padre alla fine dei tempi, la tradizione siro-occidentale, collocando queste domeniche all'inizio del ciclo annuale, vede la Chiesa, prefigurata e preannunciata già nell'Antico Testamento, come comunità che cammina con Cristo verso la sua Pasqua:  la chiesa materiale è così simbolo della Chiesa realtà spirituale. 
Un primo aspetto è la prefigurazione veterotestamentaria della Chiesa:  "A te la lode, Gesù Cristo, roccia salda e inespugnabile su di cui è stata fondata la santa Chiesa. Essa è prefigurata dalla roccia dalla quale Mosè fece sgorgare mirabilmente dodici ruscelli per dare da bere a Israele. Essa possiede i fiumi mistici dell'Eden. Non è appoggiata su colonne di bronzo o di ferro, ma sui profeti che hanno rivelato le cose segrete, sugli apostoli predicatori dei misteri e sui martiri che hanno seguito le orme di Cristo. Essa possiede il sole di giustizia e le stelle del mattino che sono i dottori ispirati dallo Spirito Santo". 
Fondata su Cristo e prefigurata già nell'Antico Testamento, la Chiesa ha la fede che le viene dalla testimonianza dei santi. "Oggi Isaia si rallegra in te, santa Chiesa, lui che aveva detto di te che i popoli e i re sarebbero venuti per onorarti. Ecco che i popoli da tutte le parti si radunano e vengono da te. Ti portano i loro figli e le loro figlie che si erano dispersi seguendo gli idoli. E lo Spirito Santo ti santificherà da ogni macchia e abiterà in te affinché per mezzo di lui tu serva la Santa Trinità". 
Un secondo aspetto è la Chiesa vista come fonte e luogo della luce e della verità; essa trasmette la vera fede, ed è il luogo dei sacramenti:  "Questa Chiesa Davide la cantava, questa figlia del re, adornata non in modo figurato, come la tenda di Mosè, ma dal mantello splendido della fede, dal battesimo, dai doni dello Spirito Santo, dal santo Altare e dal sangue dell'Agnello senza macchia, suo sposo, re dei re, e dalle stelle che sono i dottori ispirati dallo Spirito Santo. La Chiesa loda e dice:  Non temo il maligno. Infatti alte mura mi circondano. Dio abita in me e l'altare santo è stato fissato in me e sono presso  di  me  le  ossa  dei  santi.  E  la croce santa che io adoro, essa mi protegge". 
La tradizione liturgica siro-occidentale sottolinea come Cristo stesso, nel suo amore fedele, purifica e santifica la sua Chiesa da ogni macchia e da ogni deviazione dalla retta fede:  "Il Figlio di Dio, vedendo perduta la Chiesa fu preso di amore verso di essa e volle santificarla e sposarla. Venne dall'alto, le manifestò il suo amore e la prese come sposa. Per lei accettò le sofferenze e con le sue piaghe l'ha lavata e l'ha fatta sedere alla sua destra". Purificata, amata e salvata, è la stessa Chiesa che canta al suo sposo:  "La Chiesa canta glorificando il Figlio di Dio:  il Figlio del Re mi ha scelto ed innalzato, sono unita a lui come l'anima al corpo, e lui si è unito a me come la luce all'occhio. Lui ha accettato per me la morte". 
In queste domeniche troviamo largamente il tema sponsale applicato anche all'incarnazione del Verbo di Dio:  "O Chiesa fedele, come sei bella e adorna, sposata al tuo sposo, Cristo, colorata dal sangue dei martiri, raffermata dagli insegnamenti provati, e ti compiaci dal pane celeste del Dio Altissimo. O santa Chiesa, canta la gloria dello sposo che nel suo amore ti ha sposato, ti ha salvato con la sua croce vivificante e ha deposto in te il suo corpo e il suo sangue, calice di salvezza, perdono per i credenti. Lo sposo che fa festa prepara il vitello grasso e chiama gli invitati a rallegrarsi con lui. Questo sposo celeste ha preparato un banchetto. Gli invitati si rallegrano nelle vigilie, nei digiuni e nelle preghiere. Lui ha diviso il suo corpo e si è fatto cibo; ha preparato col suo sangue una bevanda, e da questo sangue i popoli sono stati riscattati".


P. Manuel Nin
Pontificio Collegio Greco

(©L'Osservatore Romano - 30 ottobre 2010)

miércoles, 16 de julio de 2014

La festa dell'Esaltazione della santa Croce nella tradizione Siro Occidentale.
Oggi la santa Chiesa si riveste dalla Croce di Cristo
            La tradizione liturgica siro occidentale celebra, con tutte le altre tradizioni liturgiche di Oriente e di Occidente, il giorno 14 settembre la festa dell'Esaltazione della santa Croce. La festa porta nei libri liturgici siriaci il titolo: “Esaltazione della Croce", ed ha un’origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione edificata sulla tomba del Signore nel 335, ed anche con la celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell'imperatrice Elena. I testi dell'ufficiatura sottolineano chiaramente in primo luogo il tema della croce come arma di vittoria per i cristiani: "Segnato il nostro volto con l'immagine preziosa della croce, tu ci fai la grazia, o Dio, di essere preservati dal nemico e di vincere le sue suggestioni… La croce santa sia per noi un'arma invincibile contro il nemico". La festa dell'esaltazione della croce coinvolge nella lode tutta la creazione che la inneggia come luogo dove avviene la salvezza, e con delle espressioni cristologiche proprie della tradizione siriaca: "Celebrando l'esaltazione della croce cosparsa con le gocce del sangue vivificante del Verbo di Dio incarnato, gli eserciti del cielo intonano la lode ed esultano per la salvezza del genere umano. Venite popoli, adorate la croce di salvezza, per cui il mondo ha ottenuto la nuova vita".
            Nell'ufficiatura del vespro, la liturgia siro occidentale collega in primo luogo l'esaltazione della croce con gli imperatori Costantino ed Elena, ma soprattutto con la vita della Chiesa stessa che la regge come vanto e sostegno: "Oggi la croce è apparsa a Costantino ed Elena come segno di vittoria… Oggi gli apostoli si rallegrano e con Paolo cantano: «il nostro vanto è la croce di nostro Signore Gesù Cristo». Oggi i martiri e i confessori esultano perché tu, o Cristo, appeso sulla croce, sei la loro ricompensa… Oggi la santa Chiesa si rallegra perché è la regina assisa alla tua destra vestita con la tua croce". In parecchi dei suoi inni, Efrem il Siro parlerà della croce di Cristo come timone della nave che è la Chiesa e che Cristo, il pilota conduce a porto tranquillo. In un secondo momento, introdotti sempre con la parola "oggi", la liturgia della festa si trattiene a fare una lettura in chiave cristologica di una lunga serie di fatti veterotestamentari che prefigurano la redenzione di Cristo adoperata per mezzo della sua croce: "Oggi Abramo esulta perché il mistero della croce gli fu rivelato per mezzo dell'agnello che vide impigliato nel cespuglio… Oggi Mosè, il primo dei profeti, si rallegra perché ha tracciato il segno della croce con le sue mani stese ed oranti in forma di croce… Oggi Eliseo il profeta è nella gioia per il legno gettato nell'acqua e che fecce galleggiare il ferro pesante, tipo della nostra natura umana che tu, o Cristo, hai innalzato ed onorato per mezzo della tua croce…". La croce ancora viene cantata nella liturgia siro occidentale come albero di vita, rifugio dei cristiani, compimento di tutti i misteri della Chiesa, saggezza dei credenti.
            Uno dei testi del vespro della festa associa nella lode e la confessione, senza distinzione Cristo e la croce stessa con gli stessi titoli cristologici dati e all'uno e all'altra: "Signore, Re della gloria, ti lodiamo perché hai fatto della croce il vanto di coloro che credono in te… Tu sei l'albero della vita per coloro che in te sperano, e sei anche l'albero che mai appassisce, e medico e rimedio di coloro che appassiscono nel peccato… Tu sei l'albero della vita piantato nel bel mezzo del paradiso e porti tutti alla terra della promessa… Tu sei lo scettro di forza mandato da Sion contro i nemici e vinti con la tua croce… Tu sei il mistero segreto e nascosto, manifestato a tutti gli uomini…".
            L'ufficiatura notturna della festa, divisa in tre parti, prevede il canto di due salmi per ognuna di esse: i salmi 43 e 60 per la prima; 135 e 138 per la seconda, ed il lungo cantico di Abacuc 3, 1-19 per la terza. In quest'ufficiatura notturna troviamo ben sei inni di sant'Efrem il Siro, due per ognuna delle parti, in cui l'autore canta il mistero della croce di Cristo con delle immagini e dei simboli sviluppati nella sua poesia teologica; il legno della croce sarà sempre fonte di un lungo sviluppo simbolico. Efrem accosta volentieri Cristo innalzato sulla croce al carro dei cherubini descritto dal profeta Ezechiele: "Cavalca la croce, sebbene, invisibilmente, cavalcasse il carro, quello dei cherubini… Rimasero svergognati i crocifissori che lo fecero montare sul legno glorioso rivestito di simboli…  Ho visto la bellezza di Adamo, immagine di Colui che lo ha plasmato… e la bellezza della croce, cavalcatura del Figlio del suo Signore…". Efrem ancora allarga la simbologia della croce alla spada del cherubino messo alle porte del paradiso, e la presenta anche come la lancia che uccide la morte: "Beato sei anche tu, legno vivente, che fosti una lancia invisibile per la morte. Quella lancia infatti aveva colpito il Figlio: trafitto da essa, con essa egli uccise la morte. La sua lancia ha allontanato la lancia, poiché il suo perdono ha strappato il nostro documento di debito. Il paradiso gioì perché erano tornati gli espulsi… Sia benedetto, Lui che mediante la sua croce ha forzato il passaggio verso il paradiso". Efrem mette in parallelo, in uno dei suoi inni e con delle immagini poetiche molto belle, i due alberi, quello del paradiso e quello della croce: "E poiché Adamo si era avvicinato all'albero, si precipitò poi verso il fico. Divenne simile al fico, delle cui foglie era coperto. Florido di foglie a modo di un legno, Adamo venne presso il legno glorioso, da esso si rivestì di gloria, da esso acquistò splendore, da esso udì la verità, che sarebbe di nuovo entrato nell'Eden". Finalmente in uno degli inni sulla crocefissione, Efrem ancora canta il tema evangelico del prendere la propria croce e seguire Cristo, faccendone una lettura doppia a Simone di Cirene che porta la croce di Cristo e a Simone Pietro che muore anche lui in croce: "Beato anche tu, Simone, che hai portato durante la vita la croce dietro al nostro Re. Sono fieri coloro che portano le insegne dei re ma svanirono i re con le loro insegne. Beate le tue mani che si alzarono e portarono in processione la croce che si chinò e ti donò la vita. Il tuo fardello ti ha portato nella dimora della vita e ti ha trasferito là, poiché è il vascello del Regno".
P. Manuel Nin
Pontificio Collegio Greco
Roma
(©L'Osservatore Romano - 15 settembre 2010)



Tu sei
l'albero della vita
di Manuel Nin
Il 14 settembre, come tutte le altre tradizioni liturgiche di oriente e di occidente, anche quella siro-occidentale celebra la festa dell'Esaltazione della santa Croce. La festa ha un'origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione, che venne edificata sulla tomba del Signore nel 335, e con la celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell'imperatrice Elena, madre dell'imperatore Costantino.
I testi dell'ufficiatura sottolineano chiaramente in primo luogo il tema della croce come arma di vittoria per i cristiani:  "Segnato il nostro volto con l'immagine preziosa della croce, tu ci fai la grazia, o Dio, di essere preservati dal nemico e di vincere le sue suggestioni. La croce santa sia per noi un'arma invincibile contro il nemico".
La festa coinvolge nella lode tutta la creazione che la inneggia alla croce come luogo dove avviene la salvezza, con delle espressioni cristologiche proprie della tradizione siriaca:  "Celebrando l'esaltazione della croce cosparsa con le gocce del sangue vivificante del Verbo di Dio incarnato, gli eserciti del cielo intonano la lode ed esultano per la salvezza del genere umano. Venite popoli, adorate la croce di salvezza, per cui il mondo ha ottenuto la nuova vita".
Nell'ufficiatura del vespro la liturgia siro-occidentale collega in primo luogo l'esaltazione della croce con gli imperatori Costantino ed Elena, ma soprattutto con la vita della Chiesa stessa che la regge come vanto e sostegno:  "Oggi la croce è apparsa a Costantino ed Elena come segno di vittoria. Oggi gli apostoli si rallegrano e con Paolo cantano:  Il nostro vanto è la croce di nostro Signore Gesù Cristo. Oggi i martiri e i confessori esultano perché tu, o Cristo, appeso sulla croce, sei la loro ricompensa. Oggi la santa Chiesa si rallegra perché è la regina assisa alla tua destra vestita con la tua croce".
In parecchi inni Efrem il Siro parla della croce di Cristo come timone della nave che è la Chiesa e che Cristo, il pilota, conduce a porto tranquillo. In un secondo momento, introducendo sempre la parola "oggi", la liturgia della festa si sofferma su una lettura in chiave cristologica di una lunga serie di fatti veterotestamentari che prefigurano la redenzione di Cristo operata per mezzo della sua croce:  "Oggi Abramo esulta perché il mistero della croce gli fu rivelato per mezzo dell'agnello che vide impigliato nel cespuglio. Oggi Mosè, il primo dei profeti, si rallegra perché ha tracciato il segno della croce con le sue mani stese e oranti in forma di croce. Oggi Eliseo il profeta è nella gioia per il legno gettato nell'acqua e che fece galleggiare il ferro pesante, tipo della nostra natura umana che tu, o Cristo, hai innalzato e onorato per mezzo della tua croce".
La croce ancora viene cantata nella liturgia siro-occidentale come albero di vita, rifugio dei cristiani, compimento di tutti i misteri della Chiesa, saggezza dei credenti.
Uno dei testi del vespro della festa associa nella lode, senza distinzione, Cristo e la croce stessa con gli stessi titoli cristologici dati e all'uno e all'altra:  "Signore, re della gloria, ti lodiamo perché hai fatto della croce il vanto di coloro che credono in te. Tu sei l'albero della vita per coloro che in te sperano, e sei anche l'albero che mai appassisce, medico e rimedio di coloro che appassiscono nel peccato. Tu sei l'albero della vita piantato nel bel mezzo del paradiso e porti tutti alla terra della promessa. Tu sei lo scettro di forza mandato da Sion contro i nemici vinti con la tua croce. Tu sei il mistero segreto e nascosto, manifestato a tutti gli uomini".
L'ufficiatura notturna della festa, divisa in tre parti, prevede il canto di due salmi per ognuna di esse:  i salmi 43 e 60 per la prima; 135 e 138 per la seconda, e il lungo cantico di Abacuc (3, 1-19) per la terza. In quest'ufficiatura notturna troviamo ben sei inni di sant'Efrem il Siro, due per ognuna delle parti, in cui l'autore canta il mistero della croce di Cristo con delle immagini e dei simboli sviluppati nella sua poesia teologica, dove il legno della croce è sempre fonte di un lungo sviluppo simbolico.
Efrem accosta volentieri Cristo innalzato sulla croce al carro dei cherubini descritto dal profeta Ezechiele:  "Cavalca la croce, sebbene, invisibilmente, cavalcasse il carro, quello dei cherubini. Rimasero svergognati i crocifissori che lo fecero montare sul legno glorioso rivestito di simboli. Ho visto la bellezza di Adamo, immagine di Colui che lo ha plasmato e la bellezza della croce, cavalcatura del Figlio del suo Signore".
Ancora Efrem allarga la simbologia della croce alla spada del cherubino collocato alle porte del paradiso, e la presenta anche come la lancia che uccide la morte:  "Beato sei anche tu, legno vivente, che fosti una lancia invisibile per la morte. Quella lancia infatti aveva colpito il Figlio:  trafitto da essa, con essa egli uccise la morte. La sua lancia ha allontanato la lancia, poiché il suo perdono ha strappato il nostro documento di debito. Il paradiso gioì perché erano tornati gli espulsi. Sia benedetto, Lui che mediante la sua croce ha forzato il passaggio verso il paradiso".
Sant'Efrem mette in parallelo, in uno dei suoi inni e con delle immagini poetiche molto belle, i due alberi, quello del paradiso e quello della croce:  "E poiché Adamo si era avvicinato all'albero, si precipitò poi verso il fico. Divenne simile al fico, delle cui foglie era coperto. Florido di foglie a modo di un legno, Adamo venne presso il legno glorioso, da esso si rivestì di gloria, da esso acquistò splendore, da esso udì la verità, che sarebbe di nuovo entrato nell'Eden".
Infine, in uno degli inni sulla crocifissione, Efrem ancora canta il tema evangelico del prendere la propria croce e seguire Cristo, rivolgendosi a Simone di Cirene che porta la croce di Cristo e a Simone Pietro che muore anche lui in croce:  "Beato anche tu, Simone, che hai portato durante la vita la croce dietro al nostro Re. Sono fieri coloro che portano le insegne dei re ma svanirono i re con le loro insegne. Beate le tue mani che si alzarono e portarono in processione la croce che si chinò e ti donò la vita. Il tuo fardello ti ha portato nella dimora della vita e ti ha trasferito là, poiché è il vascello del Regno".
P. Manuel Nin
Pontificio Collegio Greco
Roma

(©L'Osservatore Romano - 15 settembre 2010)