domingo, 12 de mayo de 2013


…nato senza padre dalla Madre e
senza madre dal Padre…
L’Epifania nella tradizione bizantina.

            L’Epifania è una festa liturgica presente in tutte le tradizioni cristiane di Oriente, che celebra la manifestazione del Verbo di Dio incarnato, in un contesto e trinitario e cristologico. I testi liturgici del 6 gennaio nelle diverse tradizioni orientali riassumono in qualche modo i principali misteri della fede cristiana: il mistero trinitario, l’incarnazione del Verbo di Dio, la redenzione ricevuta nel battesimo, evento quest’ultimo specialmente celebrato durante la grande benedizione delle acque che ricorda e celebra il battesimo di Cristo e di ognuno dei fedeli cristiani.
            Nella tradizione bizantina quella del 6 gennaio è una delle 12 grandi feste, che ha una “pre festa” che inizia il 2 gennaio ed una ottava che finisce il 14 gennaio, che vogliono sottolineare come la Chiesa si prepara, avendo la liturgia come pedagoga, alla celebrazione di un grande evento di salvezza, e come lo vive lungo otto giorni a sottolineare la pienezza a cui il mistero celebrato porta la Chiesa che lo celebra e lo vive.
            I testi innologici del vespro e dell’ufficiatura mattutina appartengono all’opera dei grandi innografi bizantini dal VI al IX secolo: Romano il Melode (+555), Sofronio di Gerusalemme (+638), Germano di Costantinopoli (+733), Andrea di Creta (+ 740), Giovanni Damasceno (+750), Giuseppe l’Innografo (IX sec.). Sono dei testi che sottolineano specialmente lo stupore e la meraviglia del Battista e di tutta la creazione: angeli, firmamento, acque del Giordano… di fronte alla manifestazione umile di Cristo che si avvia a ricevere il battesimo. Uno dei testi più significativi nella celebrazione del 6 gennaio è la grande benedizione delle acque, celebrata alla fine del vespro oppure alla fine della Divina Liturgia del giorno 6 gennaio, e che si celebra di solito nella fonte battesimale della chiesa. Il testo della preghiera di benedizione dell’acqua è attribuito a Sofronio di Gerusalemme,e si tratta di un lungo testo letterariamente e teologicamente con una struttura anaforica molto chiara, e che costituisce una celebrazione a se stante, benché si celebra senza soluzione di continuità col vespro o con la Divina Liturgia. Dopo il canto dei tropari iniziali, la celebrazione prosegue con le diverse letture dell’Antico e del Nuovo Testamento: tre brani profetici: Is 35, 1-10; 55, 1-13; 12, 3-6, presi dalle Grandi Ore vigiliari, poi 1Cor 10, 1-4, quindi la pericope evangelica Mc 9, 1-11. Al vangelo segue la grande litania diaconale in cui ci sono dei testi propri in cui troviamo già una vera e propria invocazione dello Spirito Santo per la consacrazione delle acque, perché esse siano fonte di perdono, di purificazione e di vita nuova per i battezzati: Affinchè sia santificata quest’acqua con la virtù e la potenza e la venuta dello Spirito Santo… Affinchè discenda su queste acque l’azione purificatrice della sovrasostanziale Trinità… Affinchè noi possiamo essere illuminati con la luce della conoscenza e della pietà per la venuta dello Spirito Santo… Affinchè quest’acqua possa divenire dono di santificazione, lavacro dei peccati per la guarigione dell’anima e del corpo
            La preghiera di consacrazione dell’acqua inizia con una prima parte a modo di prefazio in cui il sacerdote enumera nella lode gli attributi della Trinità Divina, attributi che troviamo anche nelle anafore eucaristiche: Trinità sovrasostanziale, buonissima, divinissima, onnipotente, onniveggente, invisibile, incomprensibile, creatrice… innata bontà, luce inaccessibile… La preghiera si dirige poi direttamente a Cristo, con dei titoli cristologici che indicano che è una preghiera sorta in un contesto chiaramente calcedoniano: Ti glorifichiamo Signore, amico degli uomini, onnipotente, eterno Re, Figlio Unigenito, nato senza padre dalla Madre e senza madre dal Padre… Nella precedente festa infatti ti abbiamo visto bambino, in questa invece ti vediamo perfetto, essendoti… manifestato Dio nostro perfetto. Il testo della preghiera di benedizione prosegue con l’enumerazione dei fatti salvifici celebrati nella festa; lungo ventiquattro invocazioni che iniziano con la parola “oggi” il testo descrive non soltanto i fatti avvenuti nella storia della salvezza ed oggi commemorati, ma la parola “oggi” prende una forza di attualizzazione nella celebrazione e nella vita della Chiesa: Oggi la grazia dello Spirito Santo, in forma di colomba, è discesa sulle acque… Oggi l’increato, per sua volontà, viene toccato dalle mani della creatura… Oggi le rive del Giordano vengono tramutate in farmaco per la presenza del Signore… Oggi siamo riscattati dalla tenebra e veniamo resi sfavillanti dalla luce della divina conoscenza… Due frasi del sacerdote con carattere epicletico invocano la santificazione delle acque: Tu, Signore, Re ed amico degli uomini, sii presente anche ora per la venuta del tuo Spirito Santo e santifica quest’acqua (3 volte). Tu stesso anche ora, o Signore, santifica quest’acqua con il tuo Spirito Santo (3 volte).
            Finita la preghiera consacratoria il sacerdote introduce la croce benedizionale con un rametto di erbe aromatiche nell’acqua cantando per tre volte il tropario della festa: Al tuo battesimo nel Giordano, Signore, si è manifestata l’adorazione della Trinità: la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza, chiamandoti ‘Figlio dilet­to’, e lo Spirito in forma di colomba confermava la sicura verità di questa parola. O Cristo Dio che ti sei mani­fe­stato e hai illuminato il mondo, gloria a te. Alla fine i fedeli passano a baciare la croce e sono aspersi con l’acqua consacrata. La tradizione aggiunge il prendere a casa dell’acqua consacrata nella celebrazione.
            Tre aspetti della festa del 6 gennaio si possono sottolineare: in primo luogo la celebrazione dell’Epifania come manifestazione della Divinità in chiave trinitaria; il battesimo di Cristo nel Giordano manifesta sì la rivelazione del Verbo di Dio, ma includendo anche quella del Padre e dello Spirito Santo. In secondo luogo la celebrazione dell’Epifania manifesta già l’opera salvifica di Cristo evidenziata nel battesimo e portata a compimento nella sua umiliazione, cioè la sua incarnazione e la sua venuta nel Giordano viste come kenosi. In terzo luogo la celebrazione dell’Epifania significa anche la comunicazione agli uomini la grazia dello Spirito Santo per mezzo dell’acqua del battesimo.

P. Manuel Nin osb
Rettore
Pontificio Collegio Greco
Nota: Publicato sull’Ossservatore Romano 5/6 gennaio 2009