miércoles, 21 de agosto de 2013

Proteggi Montecassino e tutti noi che ti cantiamo
                             San Benedetto e l=Oriente cristiano.

Nel 1897 papa Leone XIII affidò all=abate Primate dei monaci Benedettini la cura del Pontificio Collegio Greco di Roma, fondato da papa Gregorio XIII nel 1577. Inoltre, mentre la chiesa del Collegio è dedicata a sant’Atanasio di Alessandria, l=attuale cappella interna dello stesso Collegio, con un bel iconostasi in legno fatto a Costantinopoli nel XIX secolo, è dedicata a san Benedetto; lì, ogni mattina, la comunità del Collegio nella celebrazione della Divina Liturgia canta il tropario di san Benedetto, che lo loda come Aimitatore di Elia e di Giovanni Battista, come abitatore del deserto, come intercessore presso Dio@.

San Benedetto è un santo conosciuto, stimato e venerato nell=Oriente cristiano, soprattutto quello di ambito bizantino. La sua festa viene celebrata il 14 marzo, una data vicina a quella latina del 21 dello stesso mese, fatto che ci fa pensare ad un=antichità certa del mese di marzo come data obituaria del santo. San Benedetto è conosciuto soprattutto grazie alla traduzione greca dei Dialoghi fatta da papa Zaccaria (+752); Fozio nel IX secolo cita i Dialoghi di Gregorio Magno nella sua biblioteca. Infatti in ambito greco e slavo il papa biografo è conosciuto come Gregorio AO Dialogos@, il Dialogo. Probabilmente attorno al X secolo c’era una traduzione greca della Regola di san Benedetto; infatti tre brani di essa vengono citati nelle opere di san Atanasio l=Atonita, fondatore -primo testimone- del monachesimo nel Monte Athos. Nel XIX secolo sono state fatte delle traduzioni in arabo, russo, romeno e, nel 1980 una traduzione greca.

In queste righe vorrei cercare di rispondere alla domanda su perché san Benedetto è stimato e venerato in Oriente, oppure qual=è il collegamento tra un monaco dell=Italia del V-VI secolo e l=Oriente cristiano. Ci sono tre punti che vorrei mettere in luce: l=immagine -il tipo- di monaco che san Gregorio nei Dialoghi e lo stesso san Benedetto nella Regola propone; l=ufficiatura -la preghiera comunitaria- da Benedetto stabilita; quindi le fonti a cui san Benedetto attinge. Presento i tre aspetti in ordine inverso.

Per quanto riguarda le fonti, san Benedetto si collega con tutta una tradizione monastica anteriore a lui. È certamente originale, ma lo è nel senso di una originalità che è quella dei grandi monaci e che consiste nel sapersi collegare direttamente e saper trarre frutto da tutta la tradizione dei Padri. Quando Benedetto arriva a Subiaco trova lì un monaco che gli dà l=abito, che lo fa monaco. Nel capitolo LXXIII della Regola ci presenta le sue fonti che, oltre all=Antico ed il Nuovo Testamento, sono Cassiano, le Vite dei Padri e la Regola di san Basilio. Quindi i testi di Cassiano –importanti per conoscere il monachesimo di tradizione egiziana-, ed i testi di Basilio -fondamentali per conoscere il monachesimo dell=Asia Minore. Questo è un fatto importante in Oriente -ed anche in Occidente- cioè il fatto di collegarsi, di essere un anello nella catena di una grande Tradizione, in cui il monaco è discepolo, e concretamente discepolo della Sacra Scrittura e dei Santi Padri.

In secondo luogo, secondo punto che collega san Benedetto alla tradizione orientale bizantina, anche quella attuale, è il fatto dell=ufficiatura da lui proposta. Per primo la recita settimanale del salterio, come troviamo indicato nel capitolo XVIII della Regola; la tradizione bizantina poi introdurrà una doppia recita del salterio durante la Quaresima. Questa recita settimanale nella tradizione bizantina avviene con la recita di tra dodici e sedici salmi nel mattutino ed otto salmi nel vespro; per le altre ore troviamo dei salmi fissi ogni giorno. Poi le ore di preghiera proposte da Benedetto sono le stesse dell=ufficiatura di tutte le Chiese orientali: un=ufficiatura notturna con le lodi insieme oppure separate, quindi le ore di prima, terza, sesta, nona, vespro e compieta.

Come ultimo punto, possiamo chiederci quale immagine di san Benedetto, del monaco, ci offrono i testi dell=ufficiatura previsti per la festa nella tradizione bizantina. I testi dell=attuale ufficiatura del 14 marzo sono di due autori: Giuseppe l=Innografo, autore del IX secolo, e san Nilo di Rosano, autore del x secolo che ebbe dei rapporti stretti con il monastero di Montecassino. Due autori, quindi, uno costantinopolitano e l=altro quasi cassinese, che si collocano nella tradizione -la grande Tradizione- dei testi monastici di Oriente e di Occidente che sottolineano questi due aspetti nella vita del monaco: quello più personale -il progresso, il cammino nelle virtù-, e quello più ecclesiale: cioè il monaco come padre per gli altri monaci e per gli altri cristiani.

Nel primo aspetto –quello più personale- i testi presentano san Benedetto, il monaco, come l=uomo pieno delle virtù e vittorioso, dopo la lotta, sulle passioni. Questo è un tema comune nella letteratura monastica e la stessa Vita Antonii ce ne dà un buon esempio. Questa vittoria sulle passioni, che è un dono di Dio, porta il monaco a diventare Aluce, lampada@ per il mondo. I testi di Nilo di Rossano parlano della Avita divina e luminosa di Benedetto@... Atu ti sei innalzato alla cima delle virtù, e con la luce che viene di esse hai illuminato l=universo@... Più Nilo che Giuseppe l=Innografo, nei suoi tropari segue da vicino i Dialoghi di Gregorio Magno, forse anche per il suo legame con Montecassino. Nilo ancora sottolinea diverse volte l=importanza dell=esperienza eremitica di Benedetto però sempre sotto la guida di un padre spirituale; e questo è un tema che troviamo spesso nella tradizione monastica orientale. Nilo, ancora, ci presenta Benedetto ben radicato nella geografia del luogo; uno dei tropari del vespro del 14 marzo lo canta come Aluce dei romani, protezione della Campania, baluardo invincibile di Napoli@; Nilo nei suoi testi canta Benedetto e canta pure Montecassino. Ancora i testi sia di Nilo che di Giuseppe lodano in san Benedetto il mistero trinitario di Dio; è la Trinità che opera nel suo servo, sia Cristo attraverso il mistero della sua croce: Acon fede e amore sinceri... hai camminato sulle orme di Cristo crocifisso@; Ate stesso crocifisso al mondo e alle passioni, hai servito Cristo, lui che stese me nani sulla croce@... , sia lo Spirito Santo: Ail vaso fecondo della sua anima (di Benedetto) fu pieno dello Spirito Santo@; Ala forza del Paraclito ha piantato in te la sua tenda e... ti ha fatto diventare luce nelle tenebre@...

Nel secondo aspetto –quello ecclesiale- i testi dell=ufficiatura sottolineano la paternità spirituale di san Benedetto. APer mezzo dei tuoi miracoli tu ti sei manifestato come pastore ispirato da Dio@... Giuseppe l=Innografo canta: Atu hai radunato una moltitudine di uomini, hai fondato un santo monastero... i cori dei monaci che tu hai radunati ti celebrano notte e giorno, e possiedono il tuo corpo da cui sgorgano abbondanti flutti di miracoli...@. San Nilo ancora è più preciso: APer Occidente ti sei innalzato come il sole, illuminando con la luce delle tue virtù gli estremi confini dell=universo. Roma si pregia della tua vita, Norcia canta la tua fanciullezza e tutta la Campania grida di gioia. Che l=Italia danzi nella gioia, Montecassino ti lodi e sia pieno di gloria per la tua tomba. Proteggi lui -cioè Montecassino- e noi che ti cantiamo@.




Proteggi Montecassino e tutti noi che ti cantiamo
di Manuel Nin

Nel 1897 Leone XIII affidò all'abate primate dei benedettini la cura del Pontificio Collegio Greco  di  Roma, fondato  da  Gregorio XIII nel 1577. Del resto, mentre la chiesa del Collegio è dedicata a sant'Atanasio di Alessandria, l'attuale cappella interna è dedicata proprio al santo di Norcia; lì, celebrando ogni mattina la divina liturgia, la comunità canta il tropario di san Benedetto, che lo loda come "imitatore di Elia e di Giovanni Battista, come abitatore del deserto, come intercessore presso Dio".

Benedetto è un santo conosciuto, stimato e venerato nell'Oriente cristiano, soprattutto in ambito bizantino. La sua festa viene celebrata il 14 marzo - in una data vicina a quella latina del 21 marzo - fatto che rende probabile il mese di marzo come data reale della sua morte. San Benedetto è conosciuto soprattutto grazie alla traduzione greca dei Dialoghi fatta da Papa Zaccaria (morto nel 752) e citata da Fozio nel IX secolo, tanto che in ambito greco e slavo il Papa biografo è conosciuto come "Gregorio il Dialogo". Probabilmente già nel X secolo circolava una traduzione greca della Regola di san Benedetto e tre brani di essa vengono citati nelle opere di sant'Atanasio l'Atonita, fondatore del monachesimo nel monte Athos. Al XIX secolo risalgono alcune traduzioni in arabo, russo, romeno, e del 1980 è una nuova traduzione greca.

Perché san Benedetto è stimato e venerato in Oriente e qual è il collegamento tra un monaco dell'Italia del V-VI secolo e l'Oriente cristiano? Per quanto riguarda le fonti, san Benedetto si collega a una tradizione monastica anteriore. È certamente originale, ma nel senso di una originalità che sa trarre frutto dall'intera tradizione dei Padri. Quando Benedetto arriva a Subiaco trova un monaco che gli dà l'abito. Nel capitolo lxXIII della Regola egli ci presenta le sue fonti che, oltre alla Bibbia, sono Cassiano, le Vite dei Padri e la Regola di san Basilio, quindi testi di rilievo per conoscere il monachesimo di tradizione egiziana e dell'Asia Minore. In Oriente e in Occidente è importante essere un anello nella catena di una grande tradizione, in cui il monaco è discepolo della Sacra Scrittura e dei santi Padri. L'ufficiatura per la festa di san Benedetto nella tradizione bizantina lo presenta come l'uomo pieno di virtù e vittorioso, dopo la lotta, sulle passioni. È un tema comune nella letteratura monastica e la stessa Vita Antonii ne offre un buon esempio. Questa vittoria sulle passioni, che è un dono di Dio, porta il monaco a diventare "luce" e "lampada" per il mondo. I testi di Nilo di Rossano parlano della "vita divina e luminosa di Benedetto". Più Nilo che Giuseppe l'Innografo, nei suoi tropari, segue da vicino i Dialoghi di Gregorio Magno, forse anche per il suo legame con Montecassino. Nilo ancora sottolinea diverse volte l'importanza dell'esperienza eremitica di Benedetto sia pure sotto la guida di un padre spirituale; e questo è un tema che troviamo spesso nella tradizione monastica orientale. Nilo, ancora, ci presenta Benedetto ben radicato nella geografia del luogo:  uno dei tropari del vespro del 14 marzo lo canta come "luce dei romani, protezione della Campania, baluardo invincibile di Napoli"; egli nei suoi testi canta Benedetto e canta pure Montecassino. Sia Nilo che Giuseppe lodano in san Benedetto il mistero trinitario di Dio:  "Con fede e amore sinceri hai camminato sulle orme di Cristo crocifisso" e "la forza del Paraclito ha piantato in te la sua tenda e ti ha fatto diventare luce nelle tenebre".
I testi dell'ufficiatura sottolineano poi la paternità spirituale di san Benedetto:  "Per mezzo dei tuoi miracoli tu ti sei manifestato come pastore ispirato da Dio". E Giuseppe l'Innografo canta:  "Tu hai radunato una moltitudine di uomini, hai fondato un santo monastero, i cori dei monaci che tu hai radunati ti celebrano notte e giorno, e possiedono il tuo corpo da cui sgorgano abbondanti flutti di miracoli". San Nilo ancora è più preciso:  "Per Occidente ti sei innalzato come il sole, illuminando con la luce delle tue virtù gli estremi confini dell'universo. Roma si pregia della tua vita, Norcia canta la tua fanciullezza e tutta la Campania grida di gioia. Che l'Italia danzi nella gioia, Montecassino ti lodi e sia pieno di gloria per la tua tomba. Proteggi Montecassino e noi che ti cantiamo".

P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma


Proteggi Montecassino e tutti noi che ti cantiamo
                             San Benedetto e l=Oriente cristiano.

Nel 1897 papa Leone XIII affidò all=abate Primate dei monaci Benedettini la cura del Pontificio Collegio Greco di Roma, fondato da papa Gregorio XIII nel 1577. Inoltre, mentre la chiesa del Collegio è dedicata a sant’Atanasio di Alessandria, l=attuale cappella interna dello stesso Collegio, con un bel iconostasi in legno fatto a Costantinopoli nel XIX secolo, è dedicata a san Benedetto; lì, ogni mattina, la comunità del Collegio nella celebrazione della Divina Liturgia canta il tropario di san Benedetto, che lo loda come Aimitatore di Elia e di Giovanni Battista, come abitatore del deserto, come intercessore presso Dio@.

San Benedetto è un santo conosciuto, stimato e venerato nell=Oriente cristiano, soprattutto quello di ambito bizantino. La sua festa viene celebrata il 14 marzo, una data vicina a quella latina del 21 dello stesso mese, fatto che ci fa pensare ad un=antichità certa del mese di marzo come data obituaria del santo. San Benedetto è conosciuto soprattutto grazie alla traduzione greca dei Dialoghi fatta da papa Zaccaria (+752); Fozio nel IX secolo cita i Dialoghi di Gregorio Magno nella sua biblioteca. Infatti in ambito greco e slavo il papa biografo è conosciuto come Gregorio AO Dialogos@, il Dialogo. Probabilmente attorno al X secolo c’era una traduzione greca della Regola di san Benedetto; infatti tre brani di essa vengono citati nelle opere di san Atanasio l=Atonita, fondatore -primo testimone- del monachesimo nel Monte Athos. Nel XIX secolo sono state fatte delle traduzioni in arabo, russo, romeno e, nel 1980 una traduzione greca.

In queste righe vorrei cercare di rispondere alla domanda su perché san Benedetto è stimato e venerato in Oriente, oppure qual=è il collegamento tra un monaco dell=Italia del V-VI secolo e l=Oriente cristiano. Ci sono tre punti che vorrei mettere in luce: l=immagine -il tipo- di monaco che san Gregorio nei Dialoghi e lo stesso san Benedetto nella Regola propone; l=ufficiatura -la preghiera comunitaria- da Benedetto stabilita; quindi le fonti a cui san Benedetto attinge. Presento i tre aspetti in ordine inverso.

Per quanto riguarda le fonti, san Benedetto si collega con tutta una tradizione monastica anteriore a lui. È certamente originale, ma lo è nel senso di una originalità che è quella dei grandi monaci e che consiste nel sapersi collegare direttamente e saper trarre frutto da tutta la tradizione dei Padri. Quando Benedetto arriva a Subiaco trova lì un monaco che gli dà l=abito, che lo fa monaco. Nel capitolo LXXIII della Regola ci presenta le sue fonti che, oltre all=Antico ed il Nuovo Testamento, sono Cassiano, le Vite dei Padri e la Regola di san Basilio. Quindi i testi di Cassiano –importanti per conoscere il monachesimo di tradizione egiziana-, ed i testi di Basilio -fondamentali per conoscere il monachesimo dell=Asia Minore. Questo è un fatto importante in Oriente -ed anche in Occidente- cioè il fatto di collegarsi, di essere un anello nella catena di una grande Tradizione, in cui il monaco è discepolo, e concretamente discepolo della Sacra Scrittura e dei Santi Padri.

In secondo luogo, secondo punto che collega san Benedetto alla tradizione orientale bizantina, anche quella attuale, è il fatto dell=ufficiatura da lui proposta. Per primo la recita settimanale del salterio, come troviamo indicato nel capitolo XVIII della Regola; la tradizione bizantina poi introdurrà una doppia recita del salterio durante la Quaresima. Questa recita settimanale nella tradizione bizantina avviene con la recita di tra dodici e sedici salmi nel mattutino ed otto salmi nel vespro; per le altre ore troviamo dei salmi fissi ogni giorno. Poi le ore di preghiera proposte da Benedetto sono le stesse dell=ufficiatura di tutte le Chiese orientali: un=ufficiatura notturna con le lodi insieme oppure separate, quindi le ore di prima, terza, sesta, nona, vespro e compieta.

Come ultimo punto, possiamo chiederci quale immagine di san Benedetto, del monaco, ci offrono i testi dell=ufficiatura previsti per la festa nella tradizione bizantina. I testi dell=attuale ufficiatura del 14 marzo sono di due autori: Giuseppe l=Innografo, autore del IX secolo, e san Nilo di Rosano, autore del x secolo che ebbe dei rapporti stretti con il monastero di Montecassino. Due autori, quindi, uno costantinopolitano e l=altro quasi cassinese, che si collocano nella tradizione -la grande Tradizione- dei testi monastici di Oriente e di Occidente che sottolineano questi due aspetti nella vita del monaco: quello più personale -il progresso, il cammino nelle virtù-, e quello più ecclesiale: cioè il monaco come padre per gli altri monaci e per gli altri cristiani.

Nel primo aspetto –quello più personale- i testi presentano san Benedetto, il monaco, come l=uomo pieno delle virtù e vittorioso, dopo la lotta, sulle passioni. Questo è un tema comune nella letteratura monastica e la stessa Vita Antonii ce ne dà un buon esempio. Questa vittoria sulle passioni, che è un dono di Dio, porta il monaco a diventare Aluce, lampada@ per il mondo. I testi di Nilo di Rossano parlano della Avita divina e luminosa di Benedetto@... Atu ti sei innalzato alla cima delle virtù, e con la luce che viene di esse hai illuminato l=universo@... Più Nilo che Giuseppe l=Innografo, nei suoi tropari segue da vicino i Dialoghi di Gregorio Magno, forse anche per il suo legame con Montecassino. Nilo ancora sottolinea diverse volte l=importanza dell=esperienza eremitica di Benedetto però sempre sotto la guida di un padre spirituale; e questo è un tema che troviamo spesso nella tradizione monastica orientale. Nilo, ancora, ci presenta Benedetto ben radicato nella geografia del luogo; uno dei tropari del vespro del 14 marzo lo canta come Aluce dei romani, protezione della Campania, baluardo invincibile di Napoli@; Nilo nei suoi testi canta Benedetto e canta pure Montecassino. Ancora i testi sia di Nilo che di Giuseppe lodano in san Benedetto il mistero trinitario di Dio; è la Trinità che opera nel suo servo, sia Cristo attraverso il mistero della sua croce: Acon fede e amore sinceri... hai camminato sulle orme di Cristo crocifisso@; Ate stesso crocifisso al mondo e alle passioni, hai servito Cristo, lui che stese me nani sulla croce@... , sia lo Spirito Santo: Ail vaso fecondo della sua anima (di Benedetto) fu pieno dello Spirito Santo@; Ala forza del Paraclito ha piantato in te la sua tenda e... ti ha fatto diventare luce nelle tenebre@...

Nel secondo aspetto –quello ecclesiale- i testi dell=ufficiatura sottolineano la paternità spirituale di san Benedetto. APer mezzo dei tuoi miracoli tu ti sei manifestato come pastore ispirato da Dio@... Giuseppe l=Innografo canta: Atu hai radunato una moltitudine di uomini, hai fondato un santo monastero... i cori dei monaci che tu hai radunati ti celebrano notte e giorno, e possiedono il tuo corpo da cui sgorgano abbondanti flutti di miracoli...@. San Nilo ancora è più preciso: APer Occidente ti sei innalzato come il sole, illuminando con la luce delle tue virtù gli estremi confini dell=universo. Roma si pregia della tua vita, Norcia canta la tua fanciullezza e tutta la Campania grida di gioia. Che l=Italia danzi nella gioia, Montecassino ti lodi e sia pieno di gloria per la tua tomba. Proteggi lui -cioè Montecassino- e noi che ti cantiamo@.

P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma


Proteggi Montecassino e tutti noi che ti cantiamo
di Manuel Nin

Nel 1897 Leone XIII affidò all'abate primate dei benedettini la cura del Pontificio Collegio Greco  di  Roma, fondato  da  Gregorio XIII nel 1577. Del resto, mentre la chiesa del Collegio è dedicata a sant'Atanasio di Alessandria, l'attuale cappella interna è dedicata proprio al santo di Norcia; lì, celebrando ogni mattina la divina liturgia, la comunità canta il tropario di san Benedetto, che lo loda come "imitatore di Elia e di Giovanni Battista, come abitatore del deserto, come intercessore presso Dio".
Benedetto è un santo conosciuto, stimato e venerato nell'Oriente cristiano, soprattutto in ambito bizantino. La sua festa viene celebrata il 14 marzo - in una data vicina a quella latina del 21 marzo - fatto che rende probabile il mese di marzo come data reale della sua morte. San Benedetto è conosciuto soprattutto grazie alla traduzione greca dei Dialoghi fatta da Papa Zaccaria (morto nel 752) e citata da Fozio nel IX secolo, tanto che in ambito greco e slavo il Papa biografo è conosciuto come "Gregorio il Dialogo". Probabilmente già nel X secolo circolava una traduzione greca della Regola di san Benedetto e tre brani di essa vengono citati nelle opere di sant'Atanasio l'Atonita, fondatore del monachesimo nel monte Athos. Al XIX secolo risalgono alcune traduzioni in arabo, russo, romeno, e del 1980 è una nuova traduzione greca.

Perché san Benedetto è stimato e venerato in Oriente e qual è il collegamento tra un monaco dell'Italia del V-VI secolo e l'Oriente cristiano? Per quanto riguarda le fonti, san Benedetto si collega a una tradizione monastica anteriore. È certamente originale, ma nel senso di una originalità che sa trarre frutto dall'intera tradizione dei Padri. Quando Benedetto arriva a Subiaco trova un monaco che gli dà l'abito. Nel capitolo lxXIII della Regola egli ci presenta le sue fonti che, oltre alla Bibbia, sono Cassiano, le Vite dei Padri e la Regola di san Basilio, quindi testi di rilievo per conoscere il monachesimo di tradizione egiziana e dell'Asia Minore. In Oriente e in Occidente è importante essere un anello nella catena di una grande tradizione, in cui il monaco è discepolo della Sacra Scrittura e dei santi Padri. L'ufficiatura per la festa di san Benedetto nella tradizione bizantina lo presenta come l'uomo pieno di virtù e vittorioso, dopo la lotta, sulle passioni. È un tema comune nella letteratura monastica e la stessa Vita Antonii ne offre un buon esempio. Questa vittoria sulle passioni, che è un dono di Dio, porta il monaco a diventare "luce" e "lampada" per il mondo. I testi di Nilo di Rossano parlano della "vita divina e luminosa di Benedetto". Più Nilo che Giuseppe l'Innografo, nei suoi tropari, segue da vicino i Dialoghi di Gregorio Magno, forse anche per il suo legame con Montecassino. Nilo ancora sottolinea diverse volte l'importanza dell'esperienza eremitica di Benedetto sia pure sotto la guida di un padre spirituale; e questo è un tema che troviamo spesso nella tradizione monastica orientale. Nilo, ancora, ci presenta Benedetto ben radicato nella geografia del luogo:  uno dei tropari del vespro del 14 marzo lo canta come "luce dei romani, protezione della Campania, baluardo invincibile di Napoli"; egli nei suoi testi canta Benedetto e canta pure Montecassino. Sia Nilo che Giuseppe lodano in san Benedetto il mistero trinitario di Dio:  "Con fede e amore sinceri hai camminato sulle orme di Cristo crocifisso" e "la forza del Paraclito ha piantato in te la sua tenda e ti ha fatto diventare luce nelle tenebre".
I testi dell'ufficiatura sottolineano poi la paternità spirituale di san Benedetto:  "Per mezzo dei tuoi miracoli tu ti sei manifestato come pastore ispirato da Dio". E Giuseppe l'Innografo canta:  "Tu hai radunato una moltitudine di uomini, hai fondato un santo monastero, i cori dei monaci che tu hai radunati ti celebrano notte e giorno, e possiedono il tuo corpo da cui sgorgano abbondanti flutti di miracoli". San Nilo ancora è più preciso:  "Per Occidente ti sei innalzato come il sole, illuminando con la luce delle tue virtù gli estremi confini dell'universo. Roma si pregia della tua vita, Norcia canta la tua fanciullezza e tutta la Campania grida di gioia. Che l'Italia danzi nella gioia, Montecassino ti lodi e sia pieno di gloria per la tua tomba. Proteggi Montecassino e noi che ti cantiamo".

P. Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma


miércoles, 7 de agosto de 2013

La Pentecoste nella tradizione bizantina

Per mezzo dello Spirito i pescatori diventano sapienti teologi…


La solennità della Pentecoste ci porta a vivere nuovamente il dono gratuito dello Spirito Santo, la nascita della Chiesa, la nascita della nostra vita in Cristo. Una delle opere di Nicola Cabasilas, teologo bizantino del XIV secolo, porta precisamente come titolo La vita in Cristo e non è altro che un commento dei sacramenti dell=iniziazione cristiana: battesimo, cresima ed eucaristia, ed anche della consacrazione dell=altare, applicati alla vita del credente; per ogni cristiano, la vita in Cristo è la vita nella Chiesa, la vita -il dono dello Spirito- che ci viene dato per mezzo dei sacramenti.
In tutte le liturgie orientali si sottolinea, in ognuno dei sacramenti, il ruolo dello Spirito Santo e quindi l=importanza dell=epiclesi, della sua invocazione in vista alla santificazione del pane e del vino, dell’acqua, dell’olio... Ogni ora di preghiera, poi, nella tradizione bizantina, inizia con un=invocazione dello Spirito che è sempre presente, ed ovunque...
La Pentecoste come festa liturgica, si celebra cinquanta giorni dopo la Pasqua, ed è una delle feste più antiche del calendario cristiano. Ne parlano Tertulliano ed Origene nel III secolo come feste annuali, e già nel IV secolo fa parte del patrimonio teologico/liturgico delle diverse Chiese: Egeria ne indica la celebrazione a Gerusalemme; poi abbiamo dei testi dei Cappadoci e di altri autori cristiani. Infine Romano il Melode, nel VI sec., ne compone diversi kontakia.
Nei testi dell’ufficiatura vediamo ripetutamente il tema del rinnova­mento, del cambiamento adoperato nel cuore degli uomini per mezzo dello Spirito: lo Spirito santo: fa scaturire le profezie, ordina i sacerdoti, ha insegnato la sapienza agli illetterati, ha reso teologi i pescatori, tiene saldo tutto l’armonico ordinamento della Chiesa…. Sempre nei testi del vespro troviamo diverse confessioni trinitarie -la Pentecoste è una festa, una teofania, soprattutto trinitaria; mai la contemplazione di una delle Persone della Santa Trinità non può dimenticare il mistero che in essa, nella Trinità, si cela, si nasconde. Uno dei tropari del vespro diventa una lettura trinitaria molto profonda dell’inno tre volte santo: Santo Dio, che tutto hai creato mediante il Figlio, con la sinergia del santo Spirito; Santo forte, per il quale abbiamo conosciuto il Padre e per il quale lo Spirito Santo è venuto nel mondo; Santo immortale, o Spirito Paraclito, che dal Padre procedi e nel Figlio riposi. Trinità Santa, gloria a te. Nel vespro ancora si trovano due tropari che poi passeranno ad altri momenti della liturgia bizantina: Abbiamo visto la luce vera, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la fede vera, adorando l’indi­visibile Trinità…, testo  che passerà alla Divina Liturgia subito dopo la comunione, a sottolineare il collegamento tra la Pentecoste, il dono dello Spirito e l=eucaristi­a. Quindi il tropario: Re celeste, Paraclito, Spirito di verità… che diventa la preghiera iniziale di tutte le ufficia­ture bizantine. Il vespro ha tre letture dell’Antico Testamento: Nm 11,16-17.24-29: lo Spirito mandato sugli anziani del popolo; Gio 2,23-32;3,1-5 -la venuta dello Spirito citato poi a Atti 2,17; Ez 36,24-28 -il rinnovamen­to di tutti i popoli per opera dello Spirito. Il dono dello Spirito che rinnova i discepoli, che rinnova tutta la Chiesa, viene sottolineato anche dal tropario proprio della festa: Benedetto sei tu, Cristo Dio nostro: tu hai reso sapientissimi i pescatori, inviando loro lo Spirito Santo, e per mezzo loro hai preso nella rete l’uni­ver­so. Amico degli uomini, gloria a te. Per quanto riguarda la liturgia del giorno, accenno alle tre grandi preghiere delle genuflessioni fatte al vespro della domenica, spesso celebrato senza soluzione di continuità alla fine della Divina Liturgia. Si tratta di tre preghiere che hanno quasi la forma di prefazi liturgici dove si evoca il mistero di Dio e tutto quello che Lui ha fatto per la redenzione dell=uomo: Signore immacolato, incorruttibile, infinito, invisibile, inaccessibile, inesprimibile, immutabile... incommensurabile... immortale... Dio Padre del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo: il quale per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli, prese carne dallo Spirito dalla Vergine Maria... dà al tuo popolo la pienezza del tuo amore... santificaci per la potenza della tua mano... Queste preghiere vengono recitate in ginocchio non tanto in carattere penitenziale, bensì per indicare il momento fortemente epicletico di dono ed accoglienza dello Spirito Santo.
La celebrazione della Pentecoste come teofania trinitaria, la celebrazione della Pentecoste come dono dello Spirito oggi alla Chiesa, ad ogni cristiano, ad ognuno di noi. Il dono dello Spirito è un dono a tutto il popolo di Dio; gli Atti degli Apostoli dicono che tutti erano ripieni di Spirito Santo (At 2,4), tutti i battezzati diventiamo pneumatofori. Il dono dello è un dono di unità; gli Atti degli Apostoli sottolineano la unità tra i credenti, la Pentecoste è vista come la controparte della torre di Babele; lo Spirito Santo porta unità, ci fa capaci di parlare ad una sola voce. Il dono dello Spirito è pure un dono di diversità; gli Atti degli Apostoli indicano che le lingue di fuoco scesero sopra ognuno dei presenti; la Pentecoste non abolisce la diversità ma fa che questa diversità, questo essere noi stessi, come siamo e con le nostre particolarità, cessi di essere motivo di separazione.
Infine l’icona della Pentecoste è un=icona liturgica; gli apostoli sono radunati come nella celebrazione della liturgia, attorno al trono vuoto, preparato per Cristo. La presenza di Pietro e Paolo nell’icona indica la presenza di tutta la Chiesa radunata dallo Spirito. La Chiesa nasce in una situazione di profonda comunione tra gli apostoli, in un contesto di cui dovrebbe scaturirne anche la comunione per tutta la Chiesa, per tutto il mondo.



Lo Spirito che ha reso teologi i pescatori

di Manuel Nin
La solennità della Pentecoste ci porta a vivere nuovamente il dono gratuito dello Spirito Santo, la nascita della Chiesa e quella della nostra vita in Cristo. Una delle opere di Nicola Cabasilas, teologo bizantino del XIV secolo, s'intitola appunto La vita in Cristo e non è altro che un commento dei sacramenti dell'iniziazione cristiana - battesimo, cresima ed eucaristia - e della consacrazione dell'altare, applicati alla vita del credente; per ogni cristiano, la vita in Cristo, dono dello Spirito, ci viene data per mezzo dei sacramenti.
In tutte le liturgie orientali si sottolinea, per ognuno dei sacramenti, il ruolo dello Spirito Santo e quindi l'importanza dell'epiclesi, cioè della sua invocazione in vista della consacrazione del pane e del vino e della santificazione dell'acqua e dell'olio. Ogni ora di preghiera, poi, nella tradizione bizantina, inizia con un'invocazione dello Spirito che è sempre "presente, e ovunque". 

La Pentecoste si celebra cinquanta giorni dopo la Pasqua, ed è una delle feste più antiche del calendario cristiano. Ne parlano Tertulliano e Origene nel III secolo come festa annuale, e nel IV secolo essa fa parte del patrimonio teologico e liturgico delle diverse Chiese:  Egeria ne indica la celebrazione a Gerusalemme, abbiamo poi testi dei Padri Cappadoci e di altri autori cristiani e, nel VI secolo, diversi kontàkia di Romano il Melode.
L'ufficiatura propone ripetutamente il tema del rinnovamento, del cambiamento operato nel cuore degli uomini:  "Lo Spirito santo fa scaturire le profezie, ordina i sacerdoti, ha insegnato la sapienza agli illetterati, ha reso teologi i pescatori, tiene saldo tutto l'armonico ordinamento della Chiesa".
Nel vespro troviamo diverse confessioni trinitarie:  la Pentecoste, infatti, è una teofania soprattutto trinitaria e mai la contemplazione di una delle Persone della Santa Trinità può dimenticare il mistero che in essa si cela:  "Santo Dio, che tutto hai creato mediante il Figlio, con la sinergia del santo Spirito; Santo forte, per il quale abbiamo conosciuto il Padre e per il quale lo Spirito Santo è venuto nel mondo; Santo immortale, o Spirito Paraclito, che dal Padre procedi e nel Figlio riposi. Trinità Santa, gloria a te". E ancora:  "Abbiamo visto la luce vera, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la fede vera, adorando l'indivisibile Trinità".
Il dono dello Spirito che rinnova i discepoli, che rinnova tutta la Chiesa, viene sottolineato anche dal tropario proprio della festa:  "Benedetto sei tu, Cristo Dio nostro:  tu hai reso sapientissimi i pescatori, inviando loro lo Spirito Santo, e per mezzo loro hai preso nella rete l'universo. Amico degli uomini, gloria a te".
Nella liturgia del giorno risplendono le tre grandi preghiere delle genuflessioni fatte al vespro della domenica, spesso celebrato senza soluzione di continuità alla fine della Divina Liturgia. Si tratta di tre preghiere che hanno quasi la forma di prefazi liturgici dove si evoca il mistero di Dio e tutto quello che Lui ha fatto per la redenzione dell'uomo:  "Signore immacolato, incorruttibile, infinito, invisibile, inaccessibile, inesprimibile, immutabile, incommensurabile, immortale, Dio Padre del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo:  il quale per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli, prese carne dallo Spirito dalla Vergine Maria, dà al tuo popolo la pienezza del tuo amore, santificaci per la potenza della tua mano". Queste preghiere vengono recitate in ginocchio non tanto per un carattere penitenziale, bensì per indicare il momento dell'invocazione e dell'accoglienza dello Spirito Santo.
La celebrazione della Pentecoste come teofania trinitaria sottolinea che il dono dello Spirito oggi alla Chiesa e a ogni cristiano è un dono a tutto il popolo di Dio; gli Atti degli apostoli (2, 4) dicono che tutti erano ripieni di Spirito Santo, e infatti tutti i battezzati diventiamo pneumatofori, cioè portatori dello Spirito. Il dono dello Spirito è un dono di unità; gli Atti degli apostoli enfatizzano l'unità tra i credenti, la Pentecoste è vista come la controparte della torre di Babele perché lo Spirito Santo porta unità e ci fa capaci di parlare a una sola voce. Il dono dello Spirito è anche un dono di diversità:  le lingue di fuoco scesero sopra ognuno dei presenti; la Pentecoste infatti non abolisce la diversità ma fa sì che questa diversità - e cioè questo essere noi stessi, come siamo, e con le nostre particolarità - cessi di essere motivo di separazione.
Infine, l'icona della Pentecoste. È un'icona liturgica:  gli apostoli sono radunati come nella celebrazione della liturgia, attorno al trono vuoto, preparato per Cristo. La presenza di Pietro e Paolo indica la presenza di tutta la Chiesa radunata dallo Spirito. Essa nasce in una situazione di profonda comunione tra gli apostoli, in un contesto da cui dovrebbe scaturire anche la comunione per tutta la Chiesa, per tutto il mondo.


(©L'Osservatore Romano - 31 maggio 2009)